29.5 C
Civita Castellana
23/07/2021
Image default

Successione si, successione no

Di recente ha fatto molto discutere una proposta del segretario del partito democratico, Enrico Letta, riguardante una “dote” per i 18enni da finanziare con un aumento delle tasse su eredità e donazioni. Nel dettaglio il bonus arriverebbe alla metà dei 18enni italiani, selezionati in base all’ISEE familiare e andrebbe finanziata con un aumento al 20% dell’aliquota di tassazione su successioni per patrimoni superiori ai 5 milioni di euro. Come era immaginabile la proposta ha suscitato un acceso dibattito. Cerchiamo di fare chiarezza con l’aiuto di qualche dato, in modo che ognuno possa farsi un’idea più consapevole sull’argomento.

Innanzitutto la situazione attuale: con le leggi in vigore l’imposta di successione si applica per coniugi o parenti in linea retta (figli, nipoti, ecc…) con un’aliquota del 4% del valore ricevuto e una soglia di esenzione pari ad 1 milione di euro. Sono inoltre esenti dall’imposta alcune tipologie di beni come titoli di stato, polizze vita, prodotti di previdenza complementare, aziende di famiglia. Si capisce dunque come in realtà, al di là delle diverse legittime opinioni, si tratta di una tassa che oggi pagano in pochi e poco, perché impatta una minore parte della popolazione, che in genere ha i mezzi e le conoscenze necessarie per evitarla o quantomeno limitarla.

I sostenitori della proposta di Letta fanno notare che, prendendo come termine di paragone i paesi europei più simili al nostro, le aliquote dell’imposta di successione altrove sono più alte e questo causa un gettito fiscale risultante di gran lunga inferiore rispetto agli altri paesi.

paesealiquota massimaesenzione fino a
Italia4%1 milione
Germania30%400 mila
Francia45%100 mila
Spagna34%16 mila

Nel 2018 ad esempio a fronte di un gettito in Italia pari a 820 milioni di euro, è stato invece pari a 14300 in Francia, 6800 in Germania e 2700 in Spagna. Numeri che dimostrano come l’applicazione di un’imposta efficace sia possibile, nonostante le elusioni. Un appello autorevole a favore dell’incremento delle imposte di successione come mezzo per contrastare l’aumento delle disuguaglianze sociali, in particolar modo dopo la crisi economica causata dal Covid-19, proviene anche dall’OCSE, che avverte come in assenza di interventi correttivi la concentrazione della ricchezza tenderà ad aumentare negli anni a venire, per un combinato effetto di aumento dei prezzi degli asset finanziari e bassa crescita economica. L’OCSE non ne fa tanto una questione ideologica, quanto di opportunità politica, preoccupata da un contesto dove il 20% delle famiglie più ricche riesce a trasferire ai propri figli un importo in media 50 volte maggiore rispetto al 20% più povero e la mancanza di pari opportunità riduce la mobilità sociale.

Percentuale delle entrate fiscali da imposte su successioni e donazioni – Fonte OCSE

I detrattori della proposta pongono invece l’attenzione sul fatto che la pressione fiscale globale in Italia è già a livelli elevati e che tassando le successioni si andrebbero a colpire dei soldi che, almeno in teoria, sono già stati tassati. Si tratterebbe di una sorta di patrimoniale su beni che stanno passando di mano, un tipo di imposta sempre mal digerita, con l’aggravante di palesarsi spesso in momenti non piacevoli (nei paesi anglosassoni viene soprannominata “death tax” perché percepita come una tassa sulla morte). Va ricordato poi che oltre ai grandi paesi europei citati sopra ce ne sono altri più piccoli completamente privi di tasse di successione, come Norvegia, Portogallo e Svezia. Esistono esempi di ogni tipo, sia di paesi con alta pressione fiscale complessiva e basse o nulle tasse di successione, come il nostro o quelli scandinavi, che di paesi con elevata pressione fiscale unita a sostanziose tasse di successione, come ad esempio la Francia. Tutti distribuiscono le imposte dirette tra redditi e patrimoni, secondo un equilibrio che è conseguenza sia di necessità pratiche che di scelte di natura politica. Si tratta di capire quale modello di sviluppo si vuole adottare.

Fonte Eurostat

Il dibattito è destinato a continuare, in quanto teatro dello scontro di rivendicazioni forti e legittime: da una parte quella di non lasciare indietro chi non ha la fortuna di ereditare sicurezze e privilegi dalla famiglia, dall’altra quella di chi vuole aiutare i propri figli con i mezzi di cui dispone. Tuttavia il concentrarsi sull’argomento più “scottante” della tassa di successione ha ridotto l’attenzione su quella che dovrebbe essere la parte più importante della proposta: aiutare i giovani e capire il modo migliore per farlo, a prescindere dalla fonte dove si reperiscono le risorse.

Paolo Storelli

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accetta Leggi di più

Privacy & Cookies Policy