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Civita Castellana
17/02/2022
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Intervista a Claudia Monti: attivista femminista

Il giorno 20 marzo 2021, ho avuto la meravigliosa opportunità di intervistare Claudia Monti, una delle attiviste che collaborano alla Casa delle Donne di Terni.

Insieme abbiamo affrontato diverse tematiche: esperienze personali, la realtà di un centro associativo, violenza di genere e l’importanza di avvicinarsi ad un movimento come il femminismo.

Quando e come è iniziato il tuo percorso da attivista?

‘’Ho sempre collaborato all’interno del mondo associativo e le istanze femministe sono state, fin da subito, questioni che ho sentito dentro di me politicamente. Due però sono stati i momenti chiave della mia vita chi mi hanno spinta a fare attivismo.

Il primo è collegato alla nascita di mia figlia, quindi l’esperienza della maternità e di conseguenza anche del parto sono state determinanti a livello personale, dei momenti di forte empowerment.

Il mio travaglio è stato lunghissimo e anche durante il parto, in una situazione così delicata e naturale per una donna, vigeva comunque un punto di vista e un atteggiamento maschilista. Mi sono resa conto di essere in grado di poter fare qualsiasi cosa e di quanta forza una donna detiene. Qualche anno dopo è nata la mia seconda figlia e ho iniziato ad essere ancora più consapevole della mia responsabilità: dover crescere due giovani donne in una società patriarcale, fatta su misura d’uomo.

Il secondo momento risale invece a febbraio 2011, quando a Terni c’è stata la manifestazione organizzata anche grazie a Terni Donne chiamata ‘’Se non ora, quando’’. La partecipazione è stata molto numerosa e sebbene sono sempre stata interessata politicamente, lì ho capito quale fosse il mio posto. Possiamo definirlo un momento decisivo, perché è questa la particolarità del femminismo: è qualcosa che ti scatta dentro quando inizi a ragionare su quello che stai vivendo e sul tuo passato.

Qual è la storia della Casa delle Donne di Terni?

‘’Tutto è iniziato nel 2009, quando a Terni è stato organizzato un progetto promosso dal comune chiamato ‘’Donna Sempre’’, in cui sono stati formati degli open group per coinvolgere le donne della città, cercando di raccogliere i loro bisogni e desideri. Un momento di svolta senza dubbio, perché le donne ternane hanno iniziato a confrontarsi, discutere e ragionare su cosa volessero per loro e per la città.

Le proposte che sono state esposte riguardavano un centro antiviolenza e una Casa delle Donne.

Il centro antiviolenza è stato necessario dal momento che non era presente nella nostra città;  si chiedeva un luogo sicuro, protetto, capace di ospitare le donne in seria difficoltà e vittime di violenza.

La Casa delle Donne invece è stata una richiesta estremamente all’avanguardia, perché non si pretendeva più soltanto uno spazio in cui poter essere sicure e protette, ma si sentiva il bisogno di un’area di confronto, sorellanza e alleanza. Si parlava di un posto che facesse risaltare valori, conoscenze, competenze femminili e che promuovesse un’elaborazione politica. Un luogo creato dalle donne e indirizzato esclusivamente alle stesse, in cui fosse possibile puntare i riflettori su di loro, perché nello spazio pubblico il nostro posto era ed è ancora estremamente limitato.

Con il passare del tempo non eravamo più solo un piccolo gruppo di donne ad avanzare le richieste al comune di Terni, siamo diventate un insieme di tante associazioni, una vera e propria rete di supporto strutturata che ha lottato per ottenere la Casa. Il 30 dicembre del 2013 ci è stato assegnato una parte di un edificio che non veniva utilizzato da anni in via Aminale, ma le chiavi ce le hanno consegnate solo l’anno dopo, il 6 marzo del 2014.

Noi però eravamo convinte di voler inaugurare la Casa per l’8 marzo, giornata internazionale della donna, così il 7 marzo io e tante altre donne ci siamo ritrovate insieme a smantellare l’edificio, pulire, sistemare e preparare la cena per tutti. La sera dell’inaugurazione sono venute più di 200 persone. Eravamo piene felicità e lacrime di gioia, è stato davvero emozionante.’’

Attiviste della Casa delle Donne, Terni

Chi sono le responsabili della Casa?

‘’La casa è controllata da un direttivo composto da 12 donne. C’è la presidentessa che è la rappresentante legale e poi coloro che si propongono come volontarie. Tutto ciò che viene deciso avviene attraverso una votazione democratica, si discute e si collabora insieme. Non abbiamo alcun tipo di sussidio da parte del comune, dunque lavoriamo sodo per mantenere le spese della casa, ci occupiamo della raccolta fondi e cerchiamo sempre di risolvere problemi come la manutenzione dello spazio, banalmente.’’

Quali sono le iniziative che la Casa propone?

‘’Attualmente a causa della pandemia e dei nuovi decreti la Casa è chiusa. Prima del lockdown però, venivano organizzate attività laboratoriali come ad esempio il canto, un corso di sartoria, la meditazione e lo yoga.

Venivano anche programmati eventi a livello culturale, come seminari, mostre fotografiche, dibattiti su film e presentazioni di libri, cercando di approfondire tematiche legate al femminismo o leggere qualcosa con una firma femminile.

La Casa aveva e ha come obiettivo quello di adoperarsi per la felicità delle donne e per dare sfogo a tutti gli interessi che queste hanno. Essere sé stesse e perché no, anche riscoprirsi, quindi le idee sono sempre state tante e varie: si passa dalla pittura al Tai Chi.

 Poi ovviamente propone uno sportello di aiuto e di ascolto.’’

Da chi è gestito lo sportello di ascolto?

‘’Lo sportello è gestito da me e altre socie. Abbiamo una formazione che ci consente di essere delle operatrici antiviolenza, si ha quindi la capacità di prevenire e/o contrastare la violenza di genere. In situazioni drammatiche la prima cosa che facciamo è passare il numero del C.A.V (centro antiviolenza) di Terni.’’

Quali altre funzioni offre?

‘’Innanzi tutto offre orientamento e accompagnamento ai servizi, ciò significa che ha come fine quello di rendere più donne possibili consapevoli dei propri diritti e possibilità, solo così saranno poi libere, in grado di autodeterminarsi e di essere a loro volta capaci di aiutarne altre.

Le donne inoltre sono sempre le più povere, una categoria sfruttata, su cui ricadono diverse responsabilità come quelle economiche e familiari, quindi si presentano loro delle direttive, fare un passa parola, aiutarle con il reddito di cittadinanza e così via. Lavorando in questo ambiente ti rendi conto che, anche volendo, non puoi salvare il mondo, ma quello che puoi fare per tentare di risolvere la situazione è già un grande passo avanti.’’

Questo accompagnamento ai servizi include anche supporto per interruzioni di gravidanze e/o prevenzioni?

‘’Assolutamente sì. Abbiamo un contatto diretto con il consultorio di Terni e siamo state fautrici della ‘’rete per l’autodeterminazione’’, quindi guidiamo chi ha volontà di abortire anche in altre città quando Terni non lo permette. ‘’

Come funziona la parte legale dello sportello?

‘’Durante il colloquio possono uscir fuori situazioni che necessitano di una consulenza legale, dunque in questi casi interviene un’avvocata che, essendo iscritta al pubblico patrocinio, analizza il tutto e se ci sono i requisiti interviene e procede gratuitamente. La nostra idea però è quella di espandere la parte legale dello sportello e coinvolgere quante più avvocate possibili.’’

In tempi normali, senza pandemia, quante sono le donne che vengono assistite tramite lo sportello?

‘’Ci sono donne che vengono seguite anche per un lungo periodo di tempo, con cui si viene a creare un rapporto e che non si abbandonano mai. Se devo considerare un arco temporale di un anno, sono almeno 50 le consulenze che facciamo.’’

Durante il lockdown come è stato organizzato lo sportello?

‘’Nel primo lockdown abbiamo dato sostegno telefonico più che potevamo, la pandemia ha causato delle conseguenze terribili, soprattutto sulle donne. Ricordo che lo slogan del momento era diventato: ‘’State a casa, andrà tutto bene’’, noi però sapevamo che per tante donne dietro a quei telefoni, la loro casa era invece una vera e propria prigione. Quando venivamo a conoscenza di casi gravi che presentavano una violenza strutturata, passavamo il testimone al 1522 (numero del C.A.V), disponibile 24 ore su 24.

Oltre alla sofferenza e ai problemi legati alla violenza ci siamo rese conto stava subentrando un altro tipo di problema, quello legato alla solitudine. Non siamo quindi rimaste ferme e abbiamo organizzato attività a distanza, per non lasciare nessuna indietro e per non interrompere i legami. Abbiamo sovrapposto un altro slogan: ‘’la Casa non è chiusa, la Casa siamo noi’’.

C’è qualcosa che come attivista hai voglia di comunicare a coloro che leggeranno quest’intervista?

‘’Direi che gli elementi principali da tenere sempre in considerazione sono l’informazione e la conoscenza. Senza di esse si rischia di ricadere in situazioni in cui machismo e patriarcato fanno da padroni. Libertà, consapevolezza e abbattimento di stereotipi e privilegi, è questo quello che serve.’’

Attiviste della Casa che manifestano, Roma 2019

(In caso di necessità lo sportello è attivo per incontri in presenza il martedì dalle 16:00 alle 19:00 ed il venerdì dalle 9:30 alle 12:30. Per un appuntamento chiamare dal lunedì al venerdì il numero 3285653008 o mandare un’email a ternidonne@gmail.com)

Camilla Annicelli

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