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Civita Castellana
01/02/2022
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Giornata Internazionale della Donna

Una data e la sua storia

Fin da bambin* ci è stato insegnato che la giornata internazionale della donna sia dovuta a causa di un tragico incidente avvenuto a New York nel 1918. Dai racconti infatti, sembra proprio che l’8 marzo di quell’anno, alcune donne persero la vita in un incendio nella fabbrica tessile in cui stavano lavorando. Questa però è solo una falsa leggenda.

In verità, l’8 marzo, venne stabilita come data ufficiale grazie alle manifestazioni e le lotte mobilitate dalle donne russe per quasi tutta la metà del 1900, ma procediamo con ordine.

Nel 1907, le donne lavoratrici russe, stanche di non essere prese in considerazione dal partito socialista a cui aderivano, decisero di riunirsi e fondare quelle che poi vennero definite come ‘’conferenze internazionali delle donne’’, nelle quali venivano affrontati e discussi problemi come: il divario salariale, il diritto di voto, sussidi alle madri lavoratrici, un sindacato e cariche istituzionali all’interno del governo.

Dieci anni dopo, le richieste avanzate dalle donne russe, non erano ancora state accettate, ma quest’ultime non si fermarono. Inarrestabili e decise, l’8 marzo del 1918, migliaia di donne organizzarono una manifestazione a San Pietroburgo, in cui protestarono per rivendicare i loro diritti e la fine della guerra. Fu questo l’evento scatenante che passò alla storia segnando l’8 marzo come la data ufficiale della Giornata Internazionale della Donna e che diede l’inizio della rivoluzione russa.

Nell’anno successivo (1919), a Mosca, si tenne la terza conferenza internazionale della donna in cui vennero, finalmente, presi provvedimenti effettivi rispetto le proposte avanzate dalle donne socialiste russe. Venne accettato il suffragio universale ed eliminato il divario salariale, alcune donne ricoprirono ruoli istituzionali, instituirono un Segretariato femminile e organizzarono settimanalmente assemblee in cui poter imparare a leggere e scrivere ottenendo, almeno fino all’imposizione dello stalinismo, una completa equiparazione.

San Pietroburgo, donne socialiste manifestano 1918

Donne dimenticate

Clara Zetkin

Zetkin fu la protagonista durante la prima conferenza delle donne nel 1907. Per tutta la sua esistenza si occupò della questione femminile confrontandosi con i funzionari del partito socialista e scrisse varie opere tra le quali ‘’La questione femminile e la lotta al revisionismo’’, in cui elaborò una tesi per l’emancipazione di genere come parte integrante del grande riscatto del proletariato.

Rosa Lexemburg

Laureata in economia, militante e autrice de ‘’L’accumulazione del Capitale’’ (1913). Partecipa attivamente alle conferenze delle donne, battendosi in prima linea per i diritti fondamentali. Fu tra le prime a scegliere l’8 marzo come data decisiva per la protesta.

Aleksandra Kollontaj

Prese parte alla terza conferenza delle donne e divenne la prima donna al mondo che ricoprì una carica istituzionale come Ministra di governo. Dedicò la sua vita agli studi femministi e al concetto di liberazione femminile come occasione di una nuova esperienza delle relazioni e dell’amore.

L’Italia ed i suoi fiori

Così come nel resto del mondo anche in Italia, l’8 marzo, viene celebrata la Giornata Internazionale della Donna, ma con una caratteristica aggiunta diventata nel tempo parte della tradizione italiana: la mimosa.

Prima pagina di ‘’Noi Donne’’, 8 marzo 1946

In Italia, prima della fine della Seconda Guerra Mondiale e quindi per buona parte del periodo fascista, le donne italiane che lavoravano in fabbrica erano solite nello scambiarsi ramoscelli di mimosa in segno di sorellanza.

Veniva scelto questo fiore per diversi motivi: il primo per praticità e per ragioni economiche, la mimosa infatti, fioriva sempre i primi giorni di marzo ed era venduta ad un prezzo accessibile. Il secondo per la sua forma estetica e compostezza, era un fiore che presentava diverse unità e queste andavano proprio a simboleggiare spirito di corpo e solidarietà.

Successivamente, nel dopoguerra e per tutto il periodo della resistenza, scambiarsi tra donne la mimosa e giornali di autodeterminazione femministi, come ad esempio ‘’Noi Donne’’, era diventato un simbolo politico e quindi un gesto di ribellione.

La mimosa dunque, non era nata come un regalo che gli uomini facevano all’altro sesso, ma era un dono da parte delle donne per le donne, in segno di sorellanza, resistenza e lotta.

Non è una festa, è una lotta

Non vogliamo festeggiamenti, celebrazioni o che ci vengano dedicati versi da boomer estrapolati da qualche canzone di Fiorella Mannoia.

Noi non siamo dolcemente complicate ed emozionate.

Non vogliamo essere descritte come sensuali, meravigliose e capaci di realizzare il miracolo della vita.

Non vogliamo gli auguri, non è il nostro compleanno.

Non vogliamo i fiori, ce li regaliamo da sole come facevano le partigiane della resistenza, come faceva Teresa Noce e Teresa Mattei.

Quello che vogliamo sono i diritti fondamentali.

Vogliamo essere libere di camminare per strada e vestirci come più ci piace, senza ricevere catcalling e giudizi non richiesti sul nostro corpo.

Vogliamo non essere violentate e molestate per poi subire victim blaming.

Vogliamo non essere uccise. Dall’inizio del 2021, stando ai dati di ‘’FemminicidiItalia’’ le donne morte per mano di un uomo sono già tredici.

Vogliamo che vengano realizzati articoli con titoli appropriati: non è omicidio, è femminicidio perché è un problema sistemico. Non siamo ‘’astro-mamme’’, siamo astronaute.

Vogliamo essere pagate equamente quanto gli uomini, senza incontrare continuamente gender pay gap e glass ceiling.

Vogliamo che il nostro corpo non venga trattato come territorio politico e religioso, vogliamo essere libere di decidere per noi.

Vogliamo essere chiamate dottoressa o per cognome all’università e non ‘’signorina’’, perché ‘’signorino’’ ai ragazzi non è mai stato detto.

Vogliamo spazio, voce e che non sia il patriarcato a scegliere per noi.

Noi esistiamo e fino a quando tutte le donne non saranno libere, non sarà mai una festa, ma una lotta.

Manifestazione 8 marzo 2021 ‘’Non Una Di Meno ’’

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