10.4 C
Civita Castellana
13/02/2022
Image default

ITALIA: Il laterizio celebra i progetti “al femminile”

Per molto tempo e fino a non molti decenni fa, l’architettura era considerata una professione prettamente maschile: alla donna competevano altri compiti, anche a livello professionale, tra i quali tuttavia non rientravano la gestione ed il controllo di processi, più o meno complessi, di progettazione e di esecuzione di opere.
Oggi, con la revisione dei costumi e l’ampliamento delle prospettive culturali che hanno portato ad una sempre più consapevole presa di coscienza critica di “genere”, architettura e design sono sempre più frutto di una creatività “al femminile”. Lina Bo Bardi, Gae Aulenti, Cini Boeri, Zaha Hadid (prima donna a vincere il Pritzker Prize), Kazuyo Sejima, sono solo alcune delle figure femminili di architetti di primo piano che hanno segnato la storia del progettare, portatrici di una sensibilità raffinata nei confronti della creazione di una relazione tra contesto e opera costruita, della lettura dello spazio e dei rapporti con la sua utenza, dell’interpretazione dei materiali e dei diversi linguaggi espressivi.

La rivista “Costruire in Laterizio” con il numero 185 di marzo 2021 – in uscita proprio oggi, 8 marzo 2021 – , dal titolo “Al femminile”, dà voce ad alcune delle più interessanti firme contemporanee che, ciascuna con la sua eredità culturale e la sua vocazione personale, affrontano con medesima passione, tenacia e competenza il lungo viaggio che dalla genesi dell’idea si trasforma in materia costruita, senza tralasciare temi di carattere universale come sostenibilità, tecnologia, implicazioni sociali e culturali. Al centro dei progetti al femminile di CiL il laterizio che coniuga, nelle diverse declinazioni compositive delle progettiste, un linguaggio comune di forte capacità espressiva, solidità, affidabilità.
Sono professioniste, prima ancora e oltre che intellettuali sofisticate – come ad esempio Laura Andreini, autrice dell’appassionato editoriale – che fanno dell’esperienza, del misurarsi con la realtà, del concreto pragmatismo un terreno di sfida e di sperimentazione di cui governano – come regine indiscusse – le regole e la scena. Le dublinesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara (Grafton Architects), Pritzker Prize nel 2020, interpretano con rigore e razionalità, senza cedimenti retorici, il carattere istituzionale di un edificio per l’alta formazione mentre – sempre in relazione al tema educativo – la catalana Carme Pinòs realizza stereometrie dinamiche animate da vibranti giochi chiaroscurali e l’indiana Samira Rathod disegna con forme sinuose e sensuali un’architettura fortemente emozionale.
L’italiana Benedetta Tagliabue sceglie un approccio organico per la sua immaginifica chiesa ferrarese mentre la svedese Petra Gipp predilige un linguaggio sobrio ed austero permeato da un convinto minimalismo.
E ancora la belga Marlies Rohmer, con le sue eleganti tessiture, e l’italiana Cristina Celestino, con la sua linguistica garbata, raccontano di una profonda sensibilità per i materiali e per l’utenza, secondo un approccio che esalta il valore semantico e sociale dell’architettura, come anche traspare dalle parole della giovane progettista abruzzese Giovanna Pizella nell’intervista.
Un universo, quello femminile, di passione, determinazione, costanza che vale la pena esplorare, senza alcuna intenzionalità di inneggiare a suprematismi di genere e di suggerire limitanti e ottusi paragoni. Perché, come giustamente diceva Gae Aulenti “io dico che sono una donna ma in realtà sono un Architetto”.

La rivista è consultabile su www.laterizio.it. Buona lettura!

This website uses cookies to improve your experience. We'll assume you're ok with this, but you can opt-out if you wish. Accetta Leggi di più

Privacy & Cookies Policy