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Civita Castellana
07/02/2022
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VITERBO: Comitato “Non Ce La Beviamo”

riceviamo e pubblichiamo

Abbiamo appreso dai giornali locali che mercoledì 24 febbraio c.a. è stata convocata la riunione per il rinnovo dei vertici di Talete S.p.a. , data ultima vista l’imminente scadenza dei tempi utili  e, leggiamo,  che “Nei casi in cui i titolari delle competenze alla ricostituzione siano organi collegiali e questi non procedono alle nomine o di segnalazione ad essi spettanti almeno tre giorni prima della scadenza del termine di proroga, la relativa competenza è trasferita ai rispettivi presidenti i quali debbono comunque esercitarla entro la scadenza del termine medesimo”.

Riteniamo pertanto necessario rivolgere questa lettera aperta ai Sindaci affinché, in questo momento drammatico per tutta la comunità, si assumano la loro responsabilità senza ignorare ancora le primarie esigenze e la volontà dei cittadini.

Cari Sindaci,

in occasione della riunione del 24 febbraio, ricordiamo che il mandato ricevuto dai cittadini è quello di rappresentare la comunità attraverso gli strumenti democratici adottati nei Consigli comunali e non quello di soci di una S.p.a. di diritto privato svincolati dagli impegni assunti nei consigli comunali.

Facciamo a tal proposito presente che nella maggior parte dei Comuni della Tuscia e, soprattutto nei Comuni maggiori come ad es. Viterbo, Tarquinia, Civita Castellana, sono state approvate delibere comunali che impongono il divieto degli aumenti delle tariffe dell’acqua, che determinano il ricorso all’iter dei finanziamenti a fondo perduto della fiscalità generale e il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua.

Non solo queste delibere non sono state messe in atto ma, nel frattempo, il gestore idrico, Talete Spa ha recapitato ai cittadini bollette con conguagli astronomici e tariffe aumentate senza che voi abbiate alzato un dito.

Tutto ciò è avvenuto in tempo di pandemia, quando molte famiglie si sono trovate e si trovano prive di reddito da mesi e in situazione di drammatica difficoltà.

In un contesto di questo genere, quando è difficile persino mettere un pasto a tavola è semplicemente assurdo doversi trovare a pagare l’acqua, bene indispensabile alla vita e pubblico per eccellenza, come fosse un bene di lusso.

A maggior ragione quando, per incapacità di gestione, questo bene pubblico viene dissipato per la carenza di manutenzione della rete, come avviene frequentemente nella nostra provincia.

A chi ancora invoca l’adeguamento tariffario dalla poltrona di Presidente decaduto, rispondiamo che i Sindaci hanno il dovere di ritirare quell’atto sconsiderato e disastroso.

E’ tempo di cambiare pagina, i cittadini sono stremati e indignati.

Non serve a niente nominare un amministratore unico , un nuovo consiglio di amm.ne o una due diligence sulla società come suggerito dal Sindaco di Viterbo;

 Non serve a niente continuare a portare avanti lo stesso modello fallimentare di gestione scaricandone tutti i costi sulla cittadinanza e facendo solo operazioni di facciata.

La soluzione c’è ed è dovere dei Sindaci applicarla: si attui quanto previsto dalla delibera comunale proposta da questo Comitato e approvata nei Consigli Comunali,  si avvii con urgenza l’iter per ottenere dalla Regione i contributi della fiscalità generale si revochino gli aumenti tariffari

si avvii il ricalcolo delle bollette per verificarne l’esattezza e si proceda con la rateazione degli eventuali conguagli a debito per tutti

si tutelino le fasce disagiate che hanno perso reddito con sgravi e, quando necessario, con la sospensione dei pagamenti.

Si cambi una volta per tutte modello di gestione pubblicizzando il servizio idrico  attraverso la legge 5/2014 perché l’acqua è un diritto di tutti e non si può pagare come un bene di lusso.

                                                             COMITATO NON CE LA BEVIAMO

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