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Civita Castellana
28/01/2022
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Un colpo di vento

Mito dei Pellerossa

«Prima che ci fosse l’uomo, i soli esseri viventi umani sulla terra erano due donne, una vecchia e sua figlia. La vecchia non aveva bisogno di un uomo per concepire. Ahki, la terra, era anch’essa simile a una donna – una femmina – ma non com’è ora, perché gli alberi e molti animali non erano ancora stati creati.

Ebbene, la giovane, la figlia, un giorno prese su il suo cesto per andare a raccogliere bacche. Ne aveva già raccolte abbastanza e stava ritornando a casa, quando un improvviso colpo di vento le sollevò il vestito di pelle di daino, mettendo a nudo il suo corpo.

Geesis, il sole, brillò per un attimo su quel luogo ed entrò nel corpo della giovane donna, anche se lei lo notò appena. Era conscia della raffica di vento, ma non vi presto attenzione. Passò il tempo.

La giovane disse alla vecchia: “Non so che cosa c’è che non va in me, ma qualcosa c’è”.

Altro tempo passò. Il ventre della giovane s’ingrossò e lei disse: “Qualcosa si sta muovendo dentro di me. Che cosa può essere?”.

“Quando andasti a raccogliere bacche incontrasti qualcuno?”, domandò la vecchia.
“Non incontrai nessuno. La sola cosa che mi capitò fu che il vento mi alzò il vestito di pelle di daino. Il sole stava brillando”.
La vecchia disse: “Penso che tu stia per fare un figlio. Geesis, il sole, è il solo che può averlo fatto, così tu sarai la madre di un figlio del Sole”.
La giovane diede alla luce due bimbi, entrambi manitu, sovrannaturali. Essi furono i primi maschi umani sulla terra, figli di Geesis, figli del sole.


La giovane madre fece una culla di assi e su questi mesi i due gemelli, appendendoli e portandoli sul dorso, ma mai lasciando che i due bimbi toccassero il suolo. Perché faceva così? Fu la vecchia a dirle di farlo? Nessuno lo sa. Se lei avesse appoggiato le assi della culla sul terreno, i bimbi avrebbero camminato eretti sin dal momento della nascita, come i piccoli dei cervi. Ma poiché la madre non permise loro di toccare il suolo per alcuni mesi, oggi ai bimbi degli esseri umani occorre un anno e più di lì per imparare a camminare. Fu colpa di quella giovane donna.

Uno dei gemelli era Ragazzo Pietra, un sasso. Egli disse: “Mettetemi nel fuoco e scaldatemi sino a che non sarò diventato incandescente”.

Esse lo fecero ed egli disse: “Ora versate dell’acqua fredda su di me”. Esse fecero anche questo. Quello fu il primo bagno di vapore. L’altro bimbo, chiamato Wene-boozhoo, assomigliava a tutti i ragazzi.

Divenne potente e sapeva fare ogni cosa; parlava persino agli animali e diede loro i nomi».

David Uccello Rosso, New York, 1974. Tribù Ojibway

Illustrazione del mito

I miti fondano ciò che per una cultura è considerato immutabile, cioè non passibile di variazione da parte dell’operato dell’uomo. In una prospettiva storico-religiosa, ogni mito può essere letto attraverso una griglia mitica, costituita da cinque elementi, ossia il tempo mitico, lo spazio mitico, i personaggi mitici, l’incidente e la risoluzione. Tempo, spazio e personaggi mitici hanno tutti delle connotazioni peculiari, differenti dal proprio corrispettivo non mitico, quindi storico. Il tempo mitico è un tempo distante da quello attuale e di solito è legato alle origini del cosmo (in questo caso, si parla di miti cosmogonici), ma anche alla fine dello stesso (questi vengono chiamati miti escatologici).

Nel mito sopra menzionato, la collocazione temporale mitica è sancita dall’espressione «prima che ci fosse l’uomo», che va a connotare il cosiddetto «tempo delle origini», anteriore alla creazione del cosmo ordinato, quello storico in cui l’uomo si trova a vivere. Lo spazio mitico è rappresentato da una terra che è simile a una donna e non è come la terra attuale, perché priva di alberi e di animali. I personaggi mitici sono la vecchia, la figlia, il sole, Ragazzo Pietra e Wene-boozhoo. Non si tratta di figure pienamente umane né storiche, infatti. Gli incidenti mitici che avvengono nel mito sono due. In primo luogo, la folata di vento che alza il vestito della figlia, permettendo così al sole di penetrare in lei, fecondandola. E così dà alla luce due manitu, due esseri sovrannaturali, figli del sole: i primi maschi umani sulla terra. In questo modo viene fondata la necessità della bipolarità maschio-femmina perché ci sia vita sulla terra, così come la conosciamo. E si sancisce anche la potenzialità creativa del femminile, alla base, all’origine.

Il secondo incidente è legato alla scelta della figlia di non far toccare ai figli il terreno. Come ci dice lo stesso testo, non importa perché si sia comportata così – il mito non deve spiegare il perché le cose stanno in un certo modo, ma fondare una situazione specifica, di importanza cruciale per la cultura di appartenenza –, ma, di fatto, e questa è la risoluzione dell’incidente, ciò ha causato, o per meglio dire fondato, l’impossibilità per i bambini umani di camminare nell’arco del proprio primo anno di vita.

Questo dato di fatto, che non ha eguali nei cuccioli di altre specie, necessita di essere fondato ed a ciò contribuisce il mito. Inoltre, Ragazzo Pietra, un vero e proprio sasso, chiede di essere scaldato nel fuoco e di essere poi bagnato con dell’acqua fredda, fondando così il bagno di vapore, importante per alcune cerimonie dei Pellerossa.

Quindi, in questo caso, non si tratta di un evento naturale – come l’impossibilità per un bimbo umano di stare eretto durante il suo primo anno di vita –, ma un qualcosa di strettamente culturale, sociale. Il mito, infatti, fonda tutto ciò che è rilevante, che è importante, per una data cultura, che sia naturale (nascita, pubertà, morte, per l’individuo; le stagioni, la ciclicità del tempo, il calore del sole, a livello cosmico) o sociale (matrimonio, appartenenza a determinate classi sociali). Infine, Wene-boozhoo è una sorta di primo uomo, in grado di fare ogni cosa, ossia di compiere tutte le azioni che saranno fondamentali per la società umana. Aspetto interessante è che parlasse agli animali e che diede loro i nomi. Attribuire i nomi è un atto molto importante per numerose culture e, proprio per questo, spesso vi è associato un mito che fonda, per l’appunto, la denominazione della realtà circostante. In questo caso, il fatto che siano gli animali ad essere denominati, ne indica il grande valore che essi avevano presso i Pellerossa.

Dott.ssa Rita Mencarelli

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