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8 novembre: nel 1923 il Putsch di Monaco con a capo Adolf Hitler, il tentativo di golpe in Germania

Ore 20,45, la grande birreria Burgerbraukeller di Monaco è affollata di clienti che stanno ascoltando in una sala tre commissari del governo. Si spalancano le porte ed irrompe minaccioso Hitler con i suoi fedelissimi; impietrisce i presenti, e per fare ancora più scena, con la pistola spara in aria un colpo. 

8 novembre: nel 1923 il Putsch di Monaco con a capo Adolf Hitler, il tentativo di golpe in Germania
"Attenzione la rivoluzione nazionale é cominciata. Abbiamo circondato il palazzo con seicento uomini armati di tutto punto. Il governo bavarese e del Reich sono stati rovesciati. Le caserme dell'esercito e della polizia sono occupate, gli uomini si sono schierati con noi e marciano sulla città con le nostre bandiere della svastica. Streseman non é più cancelliere. Io ho assunto la direzione politica del nuovo governo".
 
Ma è tutto un bluff (lo confesserà poi lo stesso Hitler). I presenti non si scomposero. Un famoso generale che da tempo appoggiava Hitler con alcune ambizioni di potere, non si aspettava da lui una scena così plateale e drammatica; lui pur essendo militare era per la meno teatralità e in più temeva spargimento di sangue.
 
Riuscì a calmare la tensione, e mentre i compagni di Hitler non sapevano cosa fare, lui si cavò dall'impaccio, annunciando che all'indomani ci sarebbe stata una grande manifestazione di protesta in tutta la città e che il suo plateale intervento era solo un avvertimento.
 
Ma il giorno dopo, la grande parata che doveva conquistare il Palazzo, era un semplice corteo di 3000 aderenti che marciava verso il centro di Monaco. Qui trovarono la strada sbarrata dai poliziotti. Poi da un punto imprecisato partì un colpo, e subito dopo iniziò la carica e una fitta sparatoria. Nel caos e nel fuggi fuggi, rimasero uccisi 14 nazisti e 3 poliziotti.
 
Il colpo di Stato era fallito miseramente e Hitler venne arrestato e processato per alto tradimento. Lui non si scompose, anzi, era la sua occasione per far parlare di sé tutta la Germania, attirare l'attenzione della pubblica opinione sul suo partito e le sue idee. Sapeva che sarebbe diventato un martire solo perché voleva un governo forte e una Germania rispettata.
 
Lo condannarono dopo 24 giorni di processo; ma  nel difendersi ostentò sicurezza, dialettica, argomentazioni patriottiche inscenando veri e propri comizi che strappavano gli applausi ai presenti, trasformando l'aula del tribunale in un teatro. 24 giorni di appassionante difesa che tenne banco sui giornali dalle cui colonne una buona parte voleva libero il "patriota". Ma lo condannarono a cinque anni assieme al -più famoso di lui- generale, che però fu messo in disparte, la platea era concentrata tutta su di lui. Quando Hitler lasciò il tribunale, sapeva di aver raggiunto lo scopo. Il processo era stato un vero trionfo. In Germania ormai tutti parlavano di lui.
 
In prigione, in mezzo a carcerieri e detenuti parlava solo di Patria. Lo ascoltavano rapiti. In sei mesi in carcere scrive la bibbia del nazionalsocialismo. Quando venne fuori il libro passò inosservato, per anni, fino a quando salì al potere. Un vero peccato perchè dentro quel libro, Mein Kampf (La mia Battaglia) i politici di tutto il mondo avrebbero potuto scoprire in anticipo, pagina su pagina, il suo programma per la conquista del potere. I pochi che lo avevano letto, il contenuto gli sembro' fantapolitica. Invece c'era tutto il suo programma con estrema chiarezza, e un percorso da seguire nei minimi dettagli.
 
Attacco a est per l'occupazione della Cecoslovacchia e Polonia. Poi all'Austria. Attacco alla Russia. Attacco al Belgio, Olanda e Francia, lasciando l'Inghilterra in pace nella sua isola se veniva a patti e lasciava a lui solo dominare il resto dell'Europa. C'era espressa la sua politica della supremazia tedesca, la politica razzista e pure l'eliminazione degli ebrei.
Nessuno lesse il libro, mentre lui procedeva attenendosi al programma che aveva elencato nel volume una pagina dietro l'altra. Dove affermava a un certo punto che tutto questo si poteva realizzare con un milione di soldati e un solo uomo a comandarli.
 
Hitler andò oltre i suoi progetti: come uomini, quando questi furono venti volte di più, ma su una cosa non sbagliò, che l'uomo era lui, e di questo ne era sicuro fin dalle prime pagine. Ma nessuno lesse il libro. Lo sottovalutarono. Come nessuno lesse il libro Ci sarà la guerra in Europa ? di Knickerbocher (uno dei pochi che aveva letto Main Kampf) che fu pubblicato nel 1934. Un anno prima era salito al potere Hitler. Come si sarebbe svolta e evoluta la guerra era descritto nei minimi particolari, perfino che iniziava a Danzica e proseguiva con l'Invasione (punizione) dell'Austria, il Paese che lo aveva da giovane umiliato. Poi veniva tutto il resto, ma gli statisti dell'epoca si dimostrarono analfabeti. 
Il libro di Hitler costava 12 marchi (8 lire) Dopo, nel 1940 ne vendettero sei milioni (il secondo libro come vendite dopo la Bibbia), ma era troppo tardi.
 
Insomma aveva chiarissime le idee, e dobbiamo aggiungere anche la scintilla di una geniale follia. Dopo il 1938, quando punterà al dominio del mondo e si preparò a scatenare la guerra qualcuno lo definirà pazzo. Se lo era, lo era anche nel 1923. Da questo 1923! grazie alle sue capacità, razionali, funeste fin che si vuole ma comunque ciniche e razionali. Attua così il suo progetto; il suo megalomane programma nei minimi dettagli (e non certo da solo, come non era solo in questo 1923 Mussolini)
 
L'ex barbone, in breve tempo conquista le masse, fa alleanza con alcuni industriali, rilancia l'economia, costruisce opere colossali, ricrea la grande industria e la ricerca, ma soprattutto ricostruisce il più potente esercito. Il tutto partendo da una nazione in sfacelo, in ginocchio, con una Germania che aveva perso persino la sua identità. E' un bilancio che nessun pazzo poteva realizzare. Nessun uomo politico poteva aspirare a tanto, salvo essere pazzo come lui; ma un pazzo non cambia il volto a una nazione in quattro anni, e non la cambia neppure un sano se non ha, uno, cento, mille seguaci (poi furono milioni) e soprattutto i mezzi.
 
E' un popolo che lo segue, non perché è di indole reggicoda, ma perchè il "germanico" ammira e segue un capo che dimostra coraggio, che interpreta i sentimenti nazionali; non segue chi è un inferiore, ha ammirazione solo per l'essere superiore, per il condottiero, il capo salico;  invece di piegare la testa e ubbidire, la testa la alza con orgoglio e lo segue.
 
I Germanici da quando i romani penetrarono nel loro territorio sappiamo che hanno questa indole da 2000 anni. Quasi nella stessa zona, nel 7 d.C. (vedi) le truppe di Tiberio si scontrarono con Maroboduo, un astro nascente, geniale, crudele, impavido, che era riuscito a riunire tutte le tribù germaniche e a galvanizzarle. I romani si accorsero che sarebbe andato molto lontano e non volevano fare patti con lui anche se era disponibile, lo isolarono sul nascere mentre stava organizzando una nazione; un solo capo - si dissero i romani - é troppo pericoloso, gli preferirono i piccoli capi di tribù, e questi, senza idee chiare, senza intuito politico, si potevano eliminare uno alla volta sfruttando le loro rivalità arcaiche e la loro ignoranza. Moroboduo invece non lo sconfissero con le armi, lo presero con il tradimento, tramite Erminio, ma non lo uccisero, lo portarono in Italia e gli offrirono un palazzo dove visse per anni, in piena considerazione; intanto i romani sterminavano una a una le tribù germaniche; infine dopo averlo utilizzato, eliminarono Erminio, un senza cervello, un guerriero bravo, ma non un condottiero.
 
Le caratteristiche, l'indole germanica, le aveva spiegate molto bene anche Tacito, un popolo guerriero che lottava per il suo capo fino alla morte, che non lo discuteva, ma si metteva con orgoglio a disposizione, convinto. E per tutta la storia, per gli interi 2000 anni, vedremo sempre questi atteggiamenti, questa indole, che affonda nelle radici antropologiche, nel genoma arcaico di una razza.
 
Della patologia di Hitler , se patologia vi fu, dopo il disastro se ne occuparono i medici e gli psichiatri, e se ne occupano ancora, ma rimane il fatto che era molto lucido, e narcisisticamente soddisfatto. Nel 1940 perfino onesto nell'ammettere "ho creato la grande Germania con il bluff politico", sapeva di averli giocati tutti, e irrideva quelli che si ritenevano sani e che invece erano stati ciechi e pazzi.
 
Ognuno lo collochi nella propria ottica. Altri autorevoli lo hanno fatto: Churchill "un genio feroce e maniaco". Thomas Mann "una catastrofe". Kesselring "una grande mente". Speer "un Mefistofele". Guderian "un cinico". Brecht "il Male". Jung "affetto di pseudologia fantastica, chi crede nelle proprie bugie". Lui aveva scritto sotto chissà quale impulso fantastico Mein Kampf, e con una fanatismo maniacale iniziò ad attenersi e  seguire il programma della "sua battaglia".
 
Pazzi però in questa Cronologia -vi figurano 27.450 guerre-  ve ne sono e centinaia e a migliaia. Tutti avevano sete di dominio, sete di potere, non preoccupandosi delle guerre che scatenavano, ne' dei morti, ne' delle distruzioni. Alcuni li onoriamo anche, Alessandro Magno, Cesare, Napoleone, Lincoln, Cavour, Garibaldi, comprese le Crociate, dimenticandoci che per ambizione di potere o per una ideologia politica o religiosa, costoro non si preoccupavano affatto dei vivi. Se Hitler avesse lui usato la bomba atomica aumenteremmo verso di lui l'odio; la usarono altri, che per giustificarsi dissero che era "per evitare di far morire altri americani", ma una simile frase l'avrebbe potuta dire anche Hitler. La sganciarono gli altri e fu quindi "un atto di giustizia e di sopravvivenza di un popolo" con una argomentazione che non ammette discussioni, naturalmente  se  visto solo dal un punto di vista.
 
Neppure sani furono per anni e anni quegli uomini di Stato, leader politici, governanti, i grandi industriali (molti americani - fu per merito di un ammiratore americano che Hitler potè comprarsi il suo primo giornale e farci la sua propaganda), gli intellettuali, che tennero rapporti con Hitler, firmarono con lui trattati, patti, progetti, programmi, e gli imprenditori siglarono grandi affari con gli scambi con l'estero. Per costoro Hitler diventò pazzo solo quando  si accorsero che era diventato troppo forte. Prima si recavano a Berlino a incontrarlo e a felicitarsi. Basta dare un'occhiata ai giornali di tutto il mondo di allora.
 
L'economia liberista in America la Grande guerra e il dopoguerra aveva generato una grande prosperità, creato una grande euforia. Tutti in America "giocavano" con le azioni; si erano aperti 75 mila uffici di cambio; e gli americani avevano investito nella stessa Germania moltissimi capitali,  convinti che solo con una forte ripresa produttiva questo paese avrebbe potuto pagare i suoi debiti. Poi nel '29 il grande crollo di Wall Street che oltre che mettere sul lastrico gli speculatori americani, colpì proprio la Germania, data la diretta e quasi totale dipendenza. Negli Usa inizia la Grande Depressione. Le fabbriche chiudono, gli operai perdono il lavoro, gli agricoltori non sanno a chi vendere, i disoccupati nel 1930 sono tre milioni, nel 1933 sono già quindici milioni.
A meditare che sia la fine del liberalismo sono proprio gli americani non solo gli europei, perchè è fallita l'autoregolamentazione del capitalismo. Il libero mercato si è rivelata una favola, la regola della libera concorrenza è crollata quando i grandi gruppi monopolistici  hanno iniziato a dominare e (gestendo ormai da soli la produzione e la distribuzione) ad accrescere il loro capitale distribuendo bassi salari.
 
Le opzioni per l'economia mondiale sono dunque tre: 1) il comunismo che con i primi discreti risultati dei "Piani" la Russia ha messo fine ad ogni iniziativa privata e "sembra" aver messo termine alla leggenda dell'equilibrio del libero capitalismo;  2) la socialdemocrazia tedesca come la intende Hitler, cioè un capitalismo riformato; che non è poi molto diverso da quello che farà (dopo il '29) anche Keynes in America concependo uno stato assistenzialista che crea occupazione attraverso grandi opere pubbliche per distribuire reddito; 3) oppure il fascismo che proprio nel '30 si presenta come l'unica prospettiva per il futuro dopo aver fatto Mussolini un'alleanza Stato & Grande capitale; suggellato poi con le corporazioni.  
 
La prima opzione poteva andar bene solo per l'URSS, uscita da appena qualche anno dall'arcaica Russia contadina zarista. La seconda (si dirà solo dopo) ha ottenuto -sembra- buoni frutti; ma questo non lo sapremo mai. Ma una cosa è certa, l'assistenzialismo era uno stratagemma che non poteva durare per molti anni puntando solo al mercato interno senza avere altri sbocchi soprattutto europei. La guerra, anche se le ragioni per farla si sono poi ammantate di ideali,  sappiamo che fu fatta perchè c'erano in gioco enormi interessi finanziari (quasi identici al primo intervento, ma molto più drammatici); era in gioco la sua stessa sopravvivenza, e proprio in un periodo in cui le tecnologie stavano decuplicando la produzione in America; ma nello stesso tempo anche in Europa. Se la Germania avesse vinto, la potenza industriale tedesca, dominando l'Europa (con un mercato di 400 milioni di abitanti), avrebbe schiacciato l'America (125 milioni di abitanti) per sempre.
 
"La guerra è la salute dello stato" scriveva lo scrittore americano Randolphe Bourne alla vigilia della Grande Guerra in Europa del '18. Indubbiamente gli americani con la prima si erano convinti, e non ebbero più dubbi nel fare la seconda.
ROOSEVELT fece un bel discorso, rispolverando una legge del 1892, che autorizzava a dare in affitto proprietà militari quando queste servono e sono utili al bene pubblico.
La rigirò in questo modo: "In Europa non possiamo nè vogliamo intervenire; ma aiutare gli inglesi significa anche difendere il bene pubblico, cioè l'America".
 
Abbiamo visto due opzioni per una nuova economia mondiale;  ci resta dunque la terza: il fascismo. Ed infatti si assiste ad una propagazione, in Austria, Ungheria, Grecia, Polonia, Bulgaria, Romania, Spagna, Portogallo. Non ne è immune la Francia (vedremo l'anomalo periodo di Vichy e come avvenne la disfatta), mentre in Inghilterra, oltre l'ammirazione di un Churchill (parlando alla Lega antisocialista, lo definisce "il più grande legislatore vivente", "il faro cui tutti i paesi antisocialisti possono guardare con fiducia")  all' Università di Oxford viene fondato un Istituto per lo studio del Fascismo, come immagine, come realtà, come realizzazioni, come risultati: esempio di un'innovazione economica. E non solo il suo sviluppo attrae, ma innanzitutto la guida politica. Alla "germinazione" spontanea dei popoli non crede nessuno, il segreto sta sempre  in chi guida il Paese.
 
Nel mondo del resto non ci sono altri modelli economici vincenti; quello d'oltre oceano che tutti prima guardavano e cercavano di imitare é crollato miseramente; l'America fatica ad uscire dalla sua grave crisi che ha investito tutti i settori economici.
 
E naturalmente la sta guardando proprio lui questa grande crisi, Hitler che nel '33 avrà infine il potere assoluto con undici anni di ritardo rispetto al suo "maestro", irrompendo nell'arena europea con il suo nazismo.
 
Il Corriere della Sera del 1933, non aveva dubbi sulla salute del nazismo
"la sua vera forza non é quella numerica, né la sua volontà, é la suggestione profonda dell'esempio italiano, é l'attrazione che esercita il Fascismo sopra tutti gli elementi sani e vitali della politica europea e mondiale".
 
Insomma leggendo ci sembra che la pazzia allora aveva contagiato tutti. Ma L'attrazione fra poco sarà fatale. Anche perché nel suo Main Kampf Hitler  non aveva affatto previsto un Mussolini, l'uomo era "uno solo".  Quando lo incontrò per la prima volta a Piazza San Marco, pur ammirandolo come uomo per quello che aveva fatto, lo ritenne subito un inferiore. Il plotone che lo accolse era sgangherato, indisciplinato, e Hitler disprezzò subito chi aveva un così ridicolo esercito. Se quello era il meglio che cosa era il resto!? E la disciplina dov'era?
 
In tutta la sua corrispondenza (e la vedremo a suo tempo) lo tratta da inferiore, mentre l'altro lo esalta. Erano due individui isolati che non avrebbero mai potuto avere un colloquio franco. Si nascosero a vicenda operazioni belliche che, essendo alleati, richiedevano invece per avere successo la massima collaborazione strategica e logistica. Si intralciarono a vicenda,  uno finì impantanato a Stalingrado, l'altro insabbiato in Africa, ognuno con le sue ossessioni, idee fisse, i propri sentimenti di inferiorità,  andando insieme  così incontro al disastro.
 
Come sarebbe finita in Europa se trionfava? Ognuno avrebbe steso per terra il migliore tappeto rosso per riceverlo, ognuno si sarebbe riciclato, avrebbe detto che già venti anni prima la pensava come lui. Lo abbiamo visto fare molte volte, e se osserviamo bene sta accadendo tuttora in questo 2000. Con la Germania stessa, fin che vanno bene le esportazioni pieghiamo la testa ad ogni diktat, oggi economico, domani forse politico, e poi....
 
Venti anni fa Arafat era il capo del terrorismo mondiale, dieci anni fa la Cina fece inorridire con le sue immagini tutto il mondo, eppure oggi i due capi di Stato sono ricevuti con tutti gli onori, vanno in udienza anche dal Papa, e tutti gli imprenditori premono per accaparrarsi i loro mercati. 
 
Fu, Hitler, per concludere, un megalomane, ma anche molto realista, pochi mesi prima della disfatta disse "se vinco sarò un grande personaggio della storia, se perdo diranno di me che ero un pazzo e mi malediranno". Sembra dunque che la lucidità gli era rimasta fino all'ultimo. E non si era affatto sbagliato sui giudizi dei posteri.
 
Mussolini non fu meno profeta di lui: "Io ho in pugno gli italiani? E' tutto un bluff, basta un titolo su un giornale e gli italiani ti buttano subito nella polvere nel giro di ventiquattrore". Altro che polvere, finì con un gancio da macellaio appeso a un distributore nella "sua" (ex osannante) Milano.
 
 

08/11/2018 |