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15 aprile: nel 2003 il Governo dà il via alla missione in Iraq Antica Babilonia

ll 15 aprile 2003 le Camere, mediante l'approvazione di risoluzioni, hanno autorizzato il Governo ad effettuare una missione militare in Iraq (denominata Antica Babilonia) con scopi di carattere umanitario.

15 aprile: nel 2003 il Governo dà il via alla missione in Iraq Antica Babilonia

L’ipotesi di un intervento militare in Iraq inizia ad essere apertamente oggetto di discussione a partire dall’estate del 2002. 

Il 10 ottobre del 2002 la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti approva a larga maggioranza una risoluzione che conferisce pieno mandato al Presidente all’uso della forza contro l’Iraq qualora tale Paese insista a non collaborare senza condizioni con la Comunità internazionale. L’8 novembre il Consiglio di sicurezza dell’ONU approva la risoluzione 1441, in cui si afferma che l’Iraq rimane in violazione sostanziale dei suoi obblighi conseguenti alla risoluzione 687 del 1991 e viene istituito un regime rafforzato di ispezioni. La risoluzione fornisce all’Iraq un’ultima opportunità di ottemperare ai propri obblighi in materia di disarmo e sottolinea come una violazione di quanto da essa previsto rappresenterebbe una ulteriore violazione sostanziale degli obblighi imposti all’Iraq, in merito alla quale dovrebbe esprimersi il Consiglio di sicurezza. Il 13 novembre l’Iraq dichiara di accettare senza condizioni la risoluzione ed il 7 dicembre consegna alle Nazioni Unite un dossier di circa dodicimila pagine contenente la documentazione richiesta dalla risoluzione 1441.

Il 27 gennaio 2003 il Consiglio di sicurezza esamina il rapporto sulle ispezioni condotte in Iraq dagli esperti dell’UNMOVIC e dell’AIEA, ove si critica la condotta del governo di Baghdad ma non si denunciano concrete violazioni della risoluzione. Il 7 marzo il Consiglio esaminerà un nuovo rapporto, in cui si prospetta la necessità di disporre di alcuni mesi per completare le ispezioni.

Il 29 gennaio otto Capi di Stato e di governo di Paesi dell’Unione europea o prossimi all’adesione (Italia, Regno Unito, Spagna, Ungheria, Polonia, Danimarca, Portogallo e Repubblica Ceca) sottoscrivono un documento nel quale esprimono solidarietà agli Stati Uniti e osservano che la credibilità del Consiglio di sicurezza dipende dalla capacità di tale organo di far rispettare le risoluzioni da esso adottate.

Il 5 febbraio il Segretario di Stato statunitense, Colin Powell, presenta al Consiglio di sicurezza una relazione diretta a provare le violazioni irachene delle risoluzioni delle Nazioni Unite sul disarmo, e la produzione di armi di distruzione di massa da parte del regime di Baghdad. Il 10 febbraio, in una dichiarazione comune sull’Iraq di Francia, Germania e Russia si sostiene la necessità di proseguire e rafforzare le ispezioni ritenendo che non siano state ancora esplorate tutte le possibilità offerte dalla risoluzione 1441.

Il 17 febbraio un Consiglio europeo straordinario approva un documento comune in cui si riafferma la centralità delle Nazioni Unite e si precisa che obiettivo dell’Unione è il pieno ed effettivo disarmo dell’Iraq, da ottenersi pacificamente ed in linea con le risoluzioni ONU, mentre il ricorso alla forza deve rappresentare l’ultima risorsa.

Il 24 febbraio USA, Gran Bretagna, e Spagna presentano al Consiglio di sicurezza una nuova bozza di risoluzione ove si richiama la risoluzione 1441 e si afferma che l’Iraq ha perso l’ultima opportunità che gli era stata in essa concessa. Il 6 marzo, in occasione di un vertice italo-tedesco, il Presidente del Consiglio dei ministri dichiara che l’approvazione di una nuova risoluzione è auspicabile ma non necessaria, perché nella risoluzione 1441 ci sono già indicazioni che possono preludere ad un’azione militare.

Il 17 marzo i proponenti ritirano la nuova bozza di risoluzione ed il 18 marzo il Presidente Bush rivolte un ultimatum a Saddam Hussein, concedendogli 48 ore di tempo per andare in esilio con i componenti della sua famiglia. Il Dipartimento di Stato americano diffonde una lista di trenta Paesi – tra i quali l’Italia – che fanno parte della “Coalizione internazionale per il disarmo immediato dell’Iraq”.

Il 20 marzo ha inizio la guerra contro l’Iraq, che il Presidente Bush dichiarerà chiusa il 1° maggio successivo.

L’Italia non prende parte al secondo conflitto iracheno. In un comunicato del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica viene dato conto degli esiti di una riunione del Consiglio supremo di difesa svoltasi il 19 marzo 2003,  nel corso della quale era stata compiutamente definita la posizione dell’Italia quale Stato non belligerante. La posizione illustrata dal Governo in quella sede, prima di sottoporla al Parlamento, esclude la partecipazione di militari italiani alle azioni di guerra, la fornitura e la messa a disposizione di armamenti e mezzi militari nonché la messa a disposizione di strutture militari quali basi di attacco diretto ad obiettivi iracheni. Vengono invece previsti il mantenimento dell’uso delle basi per esigenze di transito, di rifornimento e di manutenzione dei mezzi, nonché la concessione dell’autorizzazione al sorvolo dello spazio aereo.   

Nel dibattito parlamentare svoltosi il 19 marzo 2003 e conclusosi con l’approvazione di una risoluzione di maggioranza sia alla Camera sia al Senato, il Presidente del Consiglio ha tuttavia sostenuto la piena legittimità, alla luce del diritto internazionale, dell’intervento militare angloamericano. 

Le Nazioni Unite, rimaste estranee e silenti durante il conflitto, hanno cominciato nuovamente ad occuparsi dell’Iraq una volta instaurato il regime di occupazione militare. Con tre diverse risoluzioni, la 1483 del 22 maggio 2003, la 1511 del 16 ottobre 2003 e la 1546 dell’8 giugno 2004, tutte emanate ai sensi del Capitolo VII, il Consiglio di sicurezza  ha regolato, in termini via via più stringenti, il regime di occupazione ed i suoi sbocchi, definendo un percorso volto ad assicurare la piena indipendenza, sovranità ed unità dell’Iraq. Con la risoluzione 1483, il Consiglio ha preso atto di una situazione di occupazione militare e ha riconosciuto alle Potenze occupanti la titolarità di un potere di fatto sul territorio iracheno, chiedendo al Segretario generale di nominare un suo Rappresentante speciale per l’Iraq. Con la risoluzione 1511 è stato sancito il carattere temporaneo del regime di occupazione e si è valutata positivamente la formazione del Consiglio governativo iracheno, quale primo passo verso la formazione di un governo iracheno rappresentativo. Il Consiglio ha inoltre autorizzato una “forza multinazionale sotto comando unificato” a usare tutti i mezzi necessari per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità in Iraq. La risoluzione 1546 ha delineato infine un compiuto processo di transizione alla democrazia, destinato a sfociare nell’adozione di una nuova Costituzione ed in libere elezioni degli organi rappresentativi. A tale risoluzione è stata allegata una dichiarazione congiunta a firma del Presidente iracheno ad interim e del Segretario di Stato americano, nella quale viene concordemente definito il mandato della forza militare multinazionale. La medesima risoluzione ha riconosciuto alle autorità irachene il potere di influire sull’esercizio e sul termine del mandato stesso.

Il 15 aprile 2003 le Camere, mediante l’approvazione di risoluzioni, hanno autorizzato il Governo ad effettuare una missione militare in Iraq (denominata Antica Babilonia) con scopi di carattere umanitario. L’autorizzazione parlamentare è intervenuta ancor prima dell’adozione della risoluzione 1483 e in una fase in cui non era ancora emersa con chiarezza la difficoltà di controllo del territorio da parte delle autorità occupanti e delle autorità irachene..

Tali profili, e la connessa necessità per le forze armate italiane di cimentarsi anche con i problemi di stabilizzazione dell’Iraq, sono invece apparsi evidenti in occasione delle comunicazioni del Ministro della difesa, Antonio Martino, alle Commissioni esteri e difesa delle due Camere, svoltesi presso il Senato il 14 maggio 2003, che hanno dato origine ad una discussione assai più problematica in merito alla natura ed ai compiti della missione.

L’operazione “Antica Babilonia” (v. scheda Missioni internazionali della Legislatura) si inquadra nella Forza di stabilizzazione multinazionale costituita da più di venti Paesi dopo la conclusione del conflitto. La presenza italiana è diretta a garantire la cornice di sicurezza essenziale  per consentire l’arrivo degli aiuti e contribuire con capacità specifiche al ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali. Il contingente opera nella provincia di Dhi Qar (area di Nassirya), nella regione meridionale dell’Iraq, posta, per quanto riguarda la forza multinazionale, sotto il comando britannico.

Il 13 luglio 2003 si costituisce il Consiglio governativo iracheno, i cui componenti vengono scelti dall’amministrazione civile americana in collaborazione con i principali raggruppamenti politici iracheni. Il Consiglio governativo, come richiesto dalla risoluzione 1511, definisce la tempistica della transizione irachena: convocazione entro dicembre 2004/gennaio 2005 di elezioni democratiche per un’Assemblea nazionale transitoria, con il compito di esprimere un governo transitorio e di approvare una Costituzione che conduca ad un governo eletto entro il 31 dicembre 2005. La risoluzione 1546 recepisce tale tempistica che viene in tal modo fatta propria dalla comunità internazionale.

Il 30 gennaio 2005 si svolgono le elezioni relative ai 275 membri dell’Assemblea nazionale provvisoria con il compito di esprimere un Governo di transizione. I candidati sono 7.785, ripartiti in 111 liste. Alla campagna elettorale partecipano 66 partiti e 9 liste di coalizione. Vince le elezioni, ottenendo 140 seggi, la coalizione patrocinata dal grande ayatollah Al Sistani, denominata  Alleanza unificata irachena, in cui sono confluite le formazioni politiche sciite con l’eccezione  di quella che fa capo a Moqtada al Sadr. Seguono la lista Alleanza curda con 75 seggi e quindi la Lista irachena del premier Allawi (a capo dell’Autorità governativa provvisoria) con 40 seggi. I votanti sono oltre il 58% degli aventi diritto, ma la partecipazione al voto dei sunniti (20% della popolazione) è estremamente bassa, e oscilla dal 2 al 29% nelle diverse province.

Il 16 marzo 2005 l’Assemblea nazionale di transizione designa il nuovo Presidente dell’Iraq nella persona di Jalal Talabani (curdo). Il 28 aprile 2005 si forma il Governo transitorio iracheno, che conta 36 componenti: 18 sciiti, 9 curdi, 8 sunniti, una cristiana. Il Primo Ministro è Ibrahim Al-Jaafari (sciita) e i tre vicepremier sono espressione dei tre gruppi maggioritari (sciiti, curdi e sunniti).

Il progredire del processo democratico non ferma tuttavia la guerriglia ed il terrorismo, che prediligono gli attentati contro le forze di polizia e le forze armate irachene, in fase di ricostituzione con il sostegno della comunità internazionale. Al fine di arginare tali fenomeni, si tenta soprattutto di coinvolgere maggiormente i sunniti nella ricostruzione del Paese.

Rispettando la scadenza del 15 agosto 2005, il Governo provvisorio mette a punto una bozza di Costituzione, che viene sottoposta a referendum popolare il 15 ottobre 2005. L’affluenza alle urne è pari al 63% della popolazione a livello nazionale, ed il 78% dei voti è favorevole. Solo due province sunnite, Salaheddin e Al-Anbar, respingono il testo con più di due terzi dei voti mentre, affinché il referendum avesse un esito negativo, era necessario che ciò avvenisse anche in una terza provincia sunnita.

Il 15 dicembre 2005 si svolgono le prime elezioni in base alla nuova Costituzione, al fine di individuare un Parlamento e un Governo nella pienezza del loro mandato. Alla consultazione partecipano circa 7.500 candidati e 275 partiti. Su 275 seggi da assegnare, 128 sono andati all’Alleanza irachena unita (sciiti), 53 al blocco dei curdi  e 44 e 11 rispettivamente ai due partiti sunniti. La formazione politica dell’ex premier Allawi ha ottenuto 25 seggi. Rispetto alle precedenti consultazioni, si avvertono gli effetti della più consistente partecipazione sunnita, che ha determinato un riequilibrio nella distribuzione dei seggi a detrimento delle altre principali componenti politiche. La conflittualità fra le tre principali componenti della società irachena, sciiti, curdi e sunniti, ha determinato tuttavia, da questo momento in avanti, una sorta di paralisi istituzionale.

Il nuovo Parlamento iracheno, riunito dopo continui rinvii il 22 aprile 2006 (una prima riunione, il 16 marzo, era stata sospesa per mancanza di un accordo sulla candidatura del Presidente dell’Assemblea), ha eletto come suo presidente il sunnita Mahmud al Mashadani. Nella stessa riunione il presidente uscente, Jalal Talabani, è stato riconfermato Capo dello Stato e, come primo suo atto, ha designato premier incaricato lo sciita Jawad al Maliki, che conta di costituire il primo esecutivo democratico e con pieni poteri nell’arco di un mese.

La Camera ed il Senato sono stati costantemente informati dal Governo e hanno esaminato molteplici atti ispettivi e di indirizzo in merito alle vicende irachene. Intense discussioni si sono inoltre svolte in occasione dell’esame dei disegni di legge di conversione dei decreti-legge volti a disciplinare lo svolgimento della missione militare italiana in Iraq.

Da ultimo, il 19 gennaio 2006, il Ministro della difesa, on. Antonio Martino, ha reso Comunicazioni alle Commissioni esteri e difesa delle due Camere, illustrando il piano di permanenza del contingente militare italiano in Iraq. Il Ministro ha fatto presente che i componenti della missioni, in media circa 3.200 sino all’agosto 2005, erano stati ridotti del 10 per cento nel mese di settembre e di un altro 10 per cento a gennaio. Ha inoltre preannunciato che nel corso del primo semestre del 2006 la missione “Antica Babilonia” si sarebbe concentrata sul trasferimento di compiti dal contingente alle forze di sicurezza e di difesa irachene, con conseguente riduzione della forza di ulteriori 1000 unità entro il mese di giugno 2006, in modo da attestare il contingente sulle 1600 unità. Per il secondo semestre del 2006, il Ministro ha invece previsto una sempre più estesa cooperazione civile ed il corrispondente progressivo disimpegno del contingente militare, con l’obiettivo di concludere la missione “Antica Babilonia” entro il 2006.

In merito alla permanenza in Iraq della Forza multinazionale, è da ultimo intervenuta la risoluzione del Consiglio di sicurezza 1637 dell’8 novembre 2005, che ha esteso sino a tutto il 2006 il mandato della Forza, precisando che esso può essere sempre ridiscusso a richiesta del Governo iracheno e dovrà comunque essere nuovamente oggetto di esame da parte del Consiglio non più tardi del 15 giugno 2006.

 

 

15/04/2018 |





 
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