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13 settembre: la malaria uccide Dante Alighieri a Ravenna

Nel 1321, nella notte fra il 13 ed il 14, a Ravenna, si spegneva Dante Alighieri, consumato dalla malaria che aveva contratto nell’attraversare le Valli di Comacchio al ritorno di una missione diplomatica a Venezia che gli era stata affidata dal suo ospite e protettore Guido Novello da Polenta per mediare l’oscillante alleanza della Serenissima fra Ravenna e Forlì. 

13 settembre: la malaria uccide Dante Alighieri a Ravenna

 Ravenna gli riservò una grande funerale pubblico, nella Chiesa di San FrancescoRavenna, accanto alla quale venne appositamente edificata una picola cappella, nella quale ancora oggi riposano le sue ossa, sotto un piccolo altare che porta l’epigrafe in versi latini dettati da Bernardo da Canaccio nel 1366 : “I diritti della monarchia, i cieli e le acque di Flegetonte (gli inferi) visitando cantai finché volsero i miei destini mortali. Poiché però la mia anima andò ospite in luoghi migliori, ed ancor più beata raggiunse tra le stelle il suo Creatore, qui sto racchiuso, (io) Dante, esule dalla patria terra, cui generò Firenze, madre di poco amore”.

Tutti conoscono l’opera poetica di Dante (dalla Vita Nova alla Divina Commedia), meno insegnata nelle scuole è invece l’intensa attività politica che contraddistinse la vita dell’Alighieri, attività che gli valse appunto il “poco amore” e l’”esilio” dalla sua Firenze. Un ostracismo così accanito che può solo spiegarsi con l’importanza del ruolo politico che Dante aveva assunto nella sua città, schierandosi per la fazione che pur riconoscendo l’autorità morale del Papa, desiderava che fosse tuttavia ridotta la sua influenza diretta nelle vicende politiche di Firenze.

Figlio di un cambiavalute, era entrato in politica iscrivendosi all’Arte de’ Medici e Speziali, dal momento che i regolamenti promulgati da Giano della Bella (1295), escludevano l’antica nobiltà dalla politica e permettevano ai ceti intermedi di ottenere ruoli nella Repubblica, purché iscritti a un’Arte e Mestiere. Dante fece una rapida ascesa alle cariche pubbliche, fu nel Consiglio del popolo dal novembre 1295 all’aprile 1296; faceva parte del gruppo dei “Savi”, che nel dicembre 1296 rinnovarono le norme per l’elezione dei Priori, cioè dei massimi rappresentanti di ciascuna Arte; dal maggio al settembre del 1296 fece parte del Consiglio dei Cento. Fu inviato talvolta come ambasciatore, come nel maggio del 1300 a San Gimignano. Lo stesso anno fu priore dal 15 giugno al 15 agosto. Dante cercò sempre di osteggiare le ingerenze del papa Bonifacio VIII, ostacolando con un certo successo l’opera del suo inviato, il cardinale Matteo d’Acquasparta. Lo stesso Dante era in carica durante il difficile momento in cui il cardinale mosse un esercito da Lucca contro Firenze, riuscendo però a bloccarlo ai confini dello stato fiorentino. Ma quando qualche anno più tardi lo stesso Papa inviò a Firenze un altro “pacificatore”, ben più potente, Carlo di Valois, in realtà un conquistatore di fatto, la Repubblica spedì Dante a Roma come ambasciatore, per scongiurare la nuova minaccia. Lo stesso Dante si trovava ancora a Roma quando Carlo Carlo di Valois, al primo pretesto, mise a ferro e fuoco Firenze con un colpo di mano. Il fatto fece precipitare la politica interna di Firenze dalla parte più avversa alla fazione di Dante, e quando il 9 novembre 1301 Cante Gabrielli da Gubbio fu nominato Podestà di Firenze, ebbe inizio una vera e propria campagna sistematica di persecuzione degli elementi ostili al Papa, che si risolse nell’uccisione o nell’esilio di tutti i Guelfi Bianchi.

La proscrizione raggiunse anche Dante, mentre si trovava ancora a Roma trattenuto dal Papa, e nell’impossibilità di difendersi in patria, con due condanne in contumacia, quella del 27 gennaio e quella del 10 marzo 1302, al rogo ed alla distruzione delle case, ed all’esilio perpetuo. Dante infatti non rivide mai più la sua Firenze.
Durante l’esilio, Dante fu ospite di diverse corti e famiglie dell’Italia centro-settentrionale, fra cui i ghibellini Ordelaffi, signori di Forlì, e dei Da Polenta signori di Ravenna.

Fin qui la storia ufficiale, ma ce n’è un’altra meno studiata a scuola , che ascrive l’avversità del partito cattolico più legato al Papa nei confronti di Dante al fatto che lo stesso poeta fosse sospettato di far parte di una “chiesa segreta”, quella dei Fedeli d’Amore, intrisa di idee gnostiche e perfino di catarismo, perciò considerata eretica e pericolosa anche per l’idea che essa cullava di un’Italia unita e più svincolata dal potere temporale del Papa, una sorta di carboneria medievale o di massoneria spirituale, con legami anche l’ordine templare. Un movimento iniziatico che possedeva un suo linguaggio segreto e metaforico, di cui sarebbe largamente intrisa la Vita Nove e la stessa Divina Commedia. Un linguaggio in cui la figura della “donna amata” e delle donne in generale, si richiamava ad un unico concetto, la “Sapienza Santa”, ovvero la capacità di ritrovare l’originale purezza della prima chiesa cristiana allontanandosi dall’impurità del potere che avevano assunto il Papato e le gerarchie cattoliche, una sapienza benevola e materna che doveva però essere celata per sottrarsi alla certezza delle persecuzioni, facendole assumere nomi e volti di tante donne diverse, ispiratrici dei poeti del Dolce Stil Novo, che probabilmente condividevano lo stesso spirito iniziatico: un nome diverso per ogni diverso amatore, Beatrice per Dante, Giovanna per Guido Cavalcanti, Lagia per Lapo Gianni, Selvaggia per Cino da Pistoia… tanti nomi, un’unica vera innamorata: quella che per loro era la “vera Chiesa”.
Questo non ha impedito a Dante di creare un monumento teologico come “La Commedia”, che però ha certamente una doppia lettura, quella ufficiale e quella esoterica, più segreta e assai meno convenzionale, esattamente come avveniva con i costruttori delle chiese medievali che lasciavano incisi nella pietra e nei bassorilievi dei frontali messaggi gnostici segreti che solo gli iniziati riuscivano a leggere (un esempio per tutti la cattedrale di Ferrara considerata un manifesto pitagorico ed “egiziano” dei suoi costruttori).

L’attore statunitense Johnny Depp ha annunciato che intende dirigere un film dedicato a Dante e alla Divina Commedia, titolato In The Hand of Dante.

Dante dunque è il protagonista storico di questo giorno. Ma vi sono ovviamente anche altre ricorrenze significative da segnalare: nel 1541 Giovanni Calvino si stabilisce definitivamente a Ginevra; nel 1791 il Re Luigi XVI di Francia accetta la nuova costituzione; nel 1898 il pastore episcopale Hannibal Williston Goodwin brevetta la pellicola fotografica in celluloide. Prima di allora le fotografie erano inizialmente catturate utilizzando supporti di rame, vetro o metallo cosparso di soluzioni di nitrato d’argento. Nel 1871 Richard Leach Maddox mise a punto una nuova emulsione, preparata con bromuro di cadmio, nitrato d’argento e gelatina. Il 1888 vide la nascita della Kodak N.1 e della pellicola avvolgibile, sulla quale il materiale fotosensibile era cosparso su carta che nel 1891 venne appunto sostituita con una pellicola di celluloide avvolta in rulli, la moderna pellicola fotografica. Si trattò di una rivoluzione nel campo della fotografia e rese possibile la nascita della cinematografia. Dal 1954 tuttavia la celluloide non viene più usata per la fabbricazione di pellicole, proprio a causa della citata infiammabilità. È stata sostituita dal triacetato di cellulosa (non più usato) e, in seguito, dal poliestere (polietilene tereftalato) tuttora usato per la fabbricazione di pellicole cinematografiche.

Il 13 Settembre è da ricordare anche per il primo volo aereo in Europa (1906), per l’elezione di Chiang Kai-shek alla presidenza della Repubblica Cinese (1943), per l’arresto del venerabile della P2, Licio Gelli, a Ginevra (1982), e per il primo accordo Israele-Palestina, che concede ai palestinesi l’autogoverno nella Striscia di Gaza e a Gerico (1993).

Fra i nati da celebrare in questo giorno: Cesare Borgia (1475), Girolamo Frescobaldi (1583), Arnold Schomberg compositore austriaco (1874), Jaqueline Bisset attrice inglese (1944), Paco Lanciano fisico e divulgatore scientifico (1955), Nadia Rinaldi attrice (1967), Daniel Fonseca ex calciatore e famoso procuratore sportivo (1969).

Fra i morti da commemorare: l’imperatore Tito (81 d.C.), il pittore Andrea Mantegna (1506), il cardinale Flavio Chigi (1693) cui si deve l’omonimo Palazzo sede del governo, lo scrittore Italo Svevo (1928).

13/09/2018 |