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Confagricoltura Viterbo-Rieti: consuntivo di un anno da dimenticare.

Siamo giunti alla fine del 2012 ed è normale fare un bilancio delle attività. E’ difficile trovare dei lati positivi in questo anno: dall'aumento delle tasse alla siccità, dal lievitare dei costi alle alluvioni, dai raccolti in altalena ai  prezzi dei prodotti e così via.

Confagricoltura Viterbo-Rieti: consuntivo di un anno da dimenticare.

Anche sforzandoci oltre misura è difficile trovare dei lati positivi in questo anno: dall'aumento delle tasse alla siccità, dal lievitare dei costi alle alluvioni, dai raccolti in altalena ai  prezzi dei prodotti e così via, tutto congiura contro di noi. E questo vale per tutti i settori:

  • la zootecnia con la scarsità della fienagione con riduzioni delle produzioni fino al 50%, i prezzi di latte in calo sia per i bovini ed ovicaprini, la carne ai minimi storici;
  • l'ortofrutta in estate “strapazzata” dalla grande distribuzione con i prezzi scesi al di sotto della soglia di convenienza (esempio i meloni 8/10 cent/kg.);
  • la cerealicoltura con dei raccolti in alcuni casi inesistenti e l'incertezza di riuscire ad effettuare le semine a seguito del maltempo che a tutt’oggi non consente l’accesso ai terreni;
  • i vigneti e noccioleti colpiti dalla siccità estiva hanno registrato perdite dal 15 al 25%  e i prezzi delle nocciole sono in calo di oltre 100 euro al q.le, non parliamo dei castagneti addirittura a rischio sopravvivenza.

Se a questo aggiungiamo l'IMU (con le aliquote sconsiderate stabilite da alcuni comuni), il prezzo oltre ogni record del gasolio, l'aumento delle rendite catastali, le limitazioni per il fotovoltaico con il quinto conto energia, l'articolo 62 (sia pure ora modificato) e naturalmente la crisi generale che colpisce noi così come tutti gli altri connazionali, non si vede come si possa serenamente continuare a fare il nostro mestiere...

Tuttavia la nostra gente reagisce nell'unica maniera che conosciamo: lavorando, incrementando ancora l'impegno, aguzzando l'ingegno, come da sempre siamo abituati a fare e, la Confagricoltura in particolare, mettendo in campo le professionalità di cui disponiamo al servizio dell'impresa. Mai come ora è ribadita la centralità dell'impresa e mai come ora tutta l'attività confederale è tesa alla salvaguardia del nostro potenziale.

L’agricoltura è stata messa nel recinto, esclusa dai tavoli dove si è discusso di crescita, sviluppo e stabilità. Ha subito una pressione fiscale eccessiva, non ha avuto la spinta che si aspettava per poter internazionalizzarsi; eppure le possibilità di conquistare nuovi mercati c’erano, ci sono.

L’agricoltura non è, né vuole essere, un settore chiuso, avulso dal contesto socio-economico generale. Certo ha sue specificità ma non abbiamo alcun interesse a chiuderla in gabbia. Portiamo avanti un’altra idea, un altro progetto; un’idea aperta dell’agricoltura.

Confagricoltura sta cercando sinergie con tutta la filiera agroalimentare perché i problemi sono comuni, perché parliamo lo stesso linguaggio, quello delle imprese che si confrontano con il mercato, che hanno necessità di essere competitive e puntare sull’export.

Il Paese è un cantiere aperto, è stata ridisegnata l’impalcatura istituzionale, ora il processo si fermerà per la campagna elettorale, ma è ineludibile  per il prossimo governo non portare a termine e non implementare l’azione avviata.

Siamo favorevoli al taglio degli apparati pubblici, alla sburocratizzazione, al taglio dei costi che, lo abbiamo sempre detto, pesano troppo sulle aziende e sulla competitività del sistema-Paese.

I recenti provvedimenti del Governo in materia di agricoltura ci fanno affermare che di attenzione si può anche morire, quando ai fatti non corrispondono le parole.

Il governo e la politica non perdono occasione per manifestare a parole la propria attenzione per il mondo agricolo e per un settore che non esitano a definire ‘strategico’ per lo sviluppo del Paese. Ma nei fatti questa attenzione si sta rivelando un boomerang.

Una situazione insostenibile che sta diffondendo nelle campagne un malessere preoccupante.

I dati economici dicono che il settore agricolo è quello che è andato peggio nel 3° trimestre con un calo, in termini congiunturali, di ben il 6,7%. E’ il secondo trimestre consecutivo con il segno meno per l’agricoltura. La diminuzione tendenziale, per l’agricoltura, è di -5,1% (3° trimestre 2012 su 3° trimestre 2011). Anche in questo caso un dato negativo, che non ha riscontri in altri settori, tranne che per le costruzioni che registrano un pesante -6,7%.

Nonostante la crisi e le difficoltà, l’agricoltura ha le potenzialità per migliorare e lo ha dimostrato mantenendo l’occupazione e ampliando l’export ma sono mancate misure adeguate per la crescita, finalizzate ad aumentare la competitività delle aziende.

Serviva una ‘spinta’ alle imprese agricole che si devono misurare in un mercato globale soggetto alle tensioni dei prezzi delle materie prime e dell’energia, che si riflettono sui costi di produzione. Lo sviluppo non si fa solo aggravando il carico fiscale.

Ci si ricorda dell’agricoltura e del lavoro agricolo solo quando la cronaca denuncia gravi episodi criminali, come lo sfruttamento dei clandestini o le truffe all’Inps. Ma l’agricoltura non è questo; è un settore vitale, innovativo, eclettico e con grandi potenzialità di crescita. Lo dimostra il fatto che, nonostante la congiuntura negativa, il mercato del lavoro è in lieve crescita.

L’occupazione dipendente del settore agricolo rappresenta una quota importante del mercato del lavoro del nostro Paese, sia in termini quantitativi, sia qualitativi. Merita quindi la massima considerazione all’interno del contesto economico e sociale del Paese e pari dignità rispetto al mercato del lavoro degli altri settori.

L’occupazione nel settore agricolo è stata sostanzialmente stabile, con vari momenti di crescita nell’ultimo decennio. Ed anche quest’anno, nonostante la crisi, continua ad aumentare.  Nel primo trimestre l’assunzione di manodopera ha registrato +6,7%, nel secondo ha superato l’incremento a due cifre +10,1%.

Non vi può essere scarsa attenzione sulle  questioni dell’occupazione agricola, nella errata convinzione che le esigenze delle imprese agricole non siano omogenee a quelle di qualsiasi altro settore.

 

21/12/2012