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Cgil, Roberti: Rsa, è emergenza sociale: posti letto insufficienti nel pubblico e costi esorbitanti nel privato

Il segretario dello Spi Cgil lancia un appello a Regione e Comuni perché ripristinino gli aiuti ai bisognosi.

Cgil, Roberti: Rsa, è emergenza sociale: posti letto insufficienti nel pubblico e costi esorbitanti nel privato

Le Rsa stanno vivendo una vera e propria apocalisse con scarso interesse da parte di molti. Ormai siamo all’assurdo, all’emergenza sociale: tantissime le persone in gravi difficoltà che si rivolgono a noi nella speranza di avere un’indicazione, un aiuto. Sì, perché un disabile in famiglia è disperazione per l’interessato, ma anche per tutte le persone che a lui sono legate da vincoli di affetto e parentela.

Un esempio: una signora, ancora in attività lavorativa, è giunta in una nostra sede disperata perché non sapeva come assicurare la dovuta assistenza al padre paralizzato a seguito di un ictus e alimentato attraverso un sondino.  Nella struttura pubblica non c’era posto, in quella privata a cui, per ora, si era rivolta, un posto letto aveva un costo di 2700 euro al mese che  fino ad ora pagato con il ricorso a qualche risparmio, ormai esaurito… era senza soluzione!

C’è anche chi, invece, si trovava già collocato in una Residenza sanitaria assistita e deve lasciarla perché non può più pagare la retta ed è costretto a tornare in famiglia dove ci si attrezza alla meglio, come si sa o come si può, indipendentemente dallo stato di salute dell’anziano non autosufficiente.

Sto, ovviamente,  parlando dei posti e dei costi nelle Rsa( residenze sanitarie assistite), problema di cui, come segretaria del sindacato Pensionati Italiani della Cgil, sono chiamata ad occuparmi. Visto che non esistono più i posti di lunga degenza negli ospedali, occorre che vengano create strutture sostitutive. Promessi dalla giunta Marrazzo, garantiti dalla presidente Renata Polverini, i posti letto negli ultimi due anni nella rete regionale sono aumentati di circa mille unità, contro gli almeno ottomila che servono nel Lazio  (anzi servivano perché oggi l’esigenza è sicuramente aumentata). Le Rsa, infatti, dovrebbero rappresentare quella cerniera di strutture in grado di gestire l’emergenza terza età per la non autosufficienza. Nel Lazio, invece, sono solo un sogno, roba da ricchi.

Il loro posto è occupato  dai privati: si sono moltiplicate case per anziani,  case di riposo, talvolta di dubbia efficienza. Anche quando, però, le residenze private sono in  grado di garantire qualità sia come struttura che come personale, diventa sempre più difficile per gli anziani mantenere un posto, visti gli alti costi e, quindi, anche queste strutture entrano in crisi e rischiano la chiusura con la conseguente crisi anche per il personale occupato.

Lungi dal prendere in considerazione l’enormità del problema, la giunta Zingaretti ha, invece, drasticamente tagliato le risorse passando da oltre 60 milioni degli anni passati a soli 15 milioni per l’annualità 2015. Inoltre, i fondi per il 2014 (15 milioni iniziali e altri 13 spalmati sul triennio 2015-2017), non verranno erogati prima dell’inizio del 2018. Come se non bastasse il nuovo indicatore nazionale Isee penalizza le fasce più deboli danneggiate anche dall’atteggiamento di alcuni Comuni, come quello di Viterbo,  che con proprie delibere limitano ulteriormente l’accesso alle strutture.

In questo modo, si annulla l’organizzazione fin qui seguita: secondo la normativa regionale, la diaria giornaliera è per il 50% a carico del fondo sanitario nazionale e per l'altro 50% a carico dell'assistito, con la possibile compartecipazione dei Comuni per chi è indigente. Ma i Comuni senza fondo sociale non hanno risorse e, quindi anche chi è sotto la soglia dei 13000 euro annui di reddito non può ottenere aiuti. Si rischia, dunque, la paralisi, il corto circuito. Come uscirne? Chiedendo a gran voce maggiore attenzione e sensibilità un problema sociale delicato e pressante in primo luogo da parte sia della Regione che dei Comuni.

 

Andrea Canali

15/10/2015