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"Biogas e Sottoprodotti" il convegno che si è tenuto giovedì 13 dicembre a Viterbo

La nuova modulazione degli incentivi per gli impianti di biogas, che entrerà in vigore dal 2013, favorirà la diffusione di impianti di piccole dimensioni, molto più rispondenti alle esigenze delle aziende agricole del territorio dell’Italia Centrale.

Il convegno che si è tenuto giovedì 13 dicembre a Viterbo, organizzato da Agroenergia e BTS Italia, dal titolo Biogas e Sottoprodotti, ha messo in luce come il settore si sia sviluppato prevalentemente nelle regioni del Nord, con un forte baricentro in Lombardia.  Questo perché il modello di biogas padano-lombardo è stato incentrato sugli allevamenti zootecnici e sulle principali zone di coltivazione del mais.

 “Con il 5° Conto Energia, - afferma Vito Pignatelli, presidente di Itabia -entreremo in quello che potremmo chiamare Biogas 2.0, che sarà molto diverso dal biogas che abbiamo conosciuto finora.  Abbiamo tutti imparato molto dall’esperienza degli ultimi tre anni e cambieranno certamente molte cose.  I nuovi incentivi favoriranno gli impianti di piccole dimensioni e l’impiego di sottoprodotti almeno per il 70% dell’alimentazione.  Di conseguenza, gli impianti di biogas diverranno molto più interessanti per le aziende agricole del Centro e del Sud. Il biogas è a tutti gli effetti la fonte rinnovabile più accessibile perché potenzialmente scalabile su piccole dimensioni. ”

Piero Mattirolo, a.d. di Agroenergia ha sottolineato il ruolo degli impianti di biogas e a biomasse legnose, come fonti rinnovabili continue in una nuova configurazione della rete elettrica in “smart grid”, ossia concepita per compensare dinamicamente le fluttuazioni e instabilità tipiche delle fonti rinnovabili non programmabili, come eolico e fotovoltaico. 

Alberto Palmonari, dell’Università di Bologna ha sottolineato l’inconsistenza scientifica delle preoccupazioni di natura microbiologica relative agli impianti di biogas, argomento spesso sostenuto dai “comitati del no”, sottolineando come l’ambiente anaerobico per le sue caratteristiche chimico-biologiche sia sfavorevole per lo sviluppo di patogeni presenti negli effluenti zootecnici e la correlazione tra l’occorrenza di patologie, e le aree di maggiore concentrazione di impianti, scagioni del tutto il biogas. 

Beppe Croce, di Legambiente ha invece indicato i criteri di sostenibilità per questi impianti.  “Vi sono buoni impianti e cattivi impianti.  Ma non si può semplicisticamente affermare che i buoni impianti sono quelli che utilizzano sottoprodotti e i cattivi sono quelli alimentati a biomasse coltivate. Abbiamo recentemente premiato due impianti virtuosi sia con l’uno che con l’altro tipo di alimentazione. Fondamentale per noi è il pieno utilizzo dell’energia, ossia lo sfruttamento del calore, per impieghi industriali o di teleriscaldamento.”

14/12/2012