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Stefano Sergi è il vice allenatore della Polisportiva Monti Cimini

L'allenatore viterbese dopo un triennio di guida alla juniores sale in prima squadra al fianco di Scorsini

Stefano Sergi è il vice allenatore della Polisportiva Monti Cimini
Dimenticate gli allenatori d’un tempo, quelli del “son contento di arrivare uno”. E dimenticate pure gli scienziati dello spogliatoio e delle tattiche, gli aspiranti zemaniani, quelli che s’ispirano a Sacchi, quelli che gigioneggiano nel campo per destinazione cercando di scimmiottare Antonio Conte. Scordatevi quelli che si sentono Guardiola, e pure quelli che fra le righe confessano che “se non ci fosse stata la guerra sarei stato su una panchina di serie A”. Per Stefano Sergi, viterbese che guarda sempre negli occhi l’interlocutore durante le interviste, c’è un presente e un futuro da scrivere senza bisogno di scopiazzare gli alchimisti della panchina. Il periodo trascorso alla guida della juniores è stato più che positivo. Zeru tituli, è vero. Ma la filosofia della Polisportiva Monti Cimini chiede ben altro, raccomanda agli allenatori di far crescere i ragazzi, specialmente gli autoctoni. Stefano Sergi è riuscito nell’impresa e ora, dopo aver conseguito l’agognato Uefa B, si ritrova al fianco di Marco Scorsini alla guida della prima squadra. Non da “vice” o da “secondo allenatore”, ma come tende a sottolineare lo stesso Scorsini, come primo collaboratore
 
Sergi, dalla juniores alla prima squadra si dice generalmente che il passo è breve. Sia schietto, è davvero così breve?
«Beh, il passo può essere definito breve e lungo allo stesso tempo. La juniores, che ho avuto il piacere e la fortuna di allenare per tre anni, due dei quali alla PMC, è di fatto il serbatoio della prima squadra e rappresenta una sorta di periodo di rodaggio per ragazzi appena maggiorenni in vista del passaggio al calcio dei “grandi”. E di conseguenza, per questo collegamento, anche per il mister il passaggio alla prima squadra potrebbe sembrare quello più naturale … ma nella pratica non credo affatto sia così».
 
E dunque?
«Il passo è veramente lungo, a maggior ragione se vai a confrontarti in un campionato come quello di Eccellenza in cui ti trovi di fronte giocatori veri, magari anche con un passato importante alle spalle. Ma, a ogni modo, anche se l’esperienza che sto per affrontare devo dire non mi spaventa, anzi mi stimola, credo proprio che l’approdo in prima squadra e per di più in un campionato importante sia, anche da vice, una grande esperienza oltre a un’opportunità per imparare e cominciare a cimentarmi in quel mondo, appunto quello dei grandi, che vorrei rappresentasse il mio futuro da allenatore».
 
Immagino che, giunto a questo “traguardo”, ci possano essere dei ringraziamenti…
«Ringrazio per questo la società, ovviamente anche per la fiducia dimostrata che mi piace pensare sia sinonimo di apprezzamento del lavoro svolto in questi due anni. A onor del vero, nel propormi questa possibilità, il presidente e il direttore mi avevano comunque lasciato la scelta se proseguire il mio percorso con la juniores ma, pur considerando il campionato “Regionale” molto importante, avevo già deciso di voler provare nuove esperienze nel calcio dei grandi».
 
Nuovi stimoli?
«Ritengo che a questi livelli sia e debba principalmente essere una questione di stimoli. E io avevo sinceramente voglia di provare altri mondi. Ho quindi preferito chiudere, almeno per il momento, questo capitolo per gettarmi, ora che ho anche conseguito il patentino Uefa B, con tutte le energie in questa nuova avventura in cui mi auguro poter dare il mio contributo».
 
Quali sono le differenze sostanziali fra ragazzi in maturazione come quelli di una juniores e uomini col pelo sullo stomaco come quelli che magari da anni calcano i campi di provincia?
«Ovviamente credo di poter parlare con più cognizione di causa riguardo i ragazzi, che ho avuto modo di allenare per diversi anni, rispetto ai grandi a cui mi sto per approcciare. In realtà relazionarsi, coinvolgere e dare le giuste motivazioni a ragazzi in un’età notoriamente difficile di certo non è semplice. Ma, al di là di quello che può essere l’aspetto tecnico-tattico, che in un campionato regionale ha la sua importanza, ritengo che sincerità, onestà e soprattutto lealtà, unite a impegno, lavoro, dedizione e “saper ascoltare”, siano le giuste chiavi d’approccio. Ecco, questi sono i principi su cui si è fondato il mio ruolo da mister della juniores e questi saranno, ovviamente nell’ambito di quelle che saranno le mie competenze, quelli che cercherò di adottare con i grandi. E spero di riuscire ad avere le stesse grandi soddisfazioni, anche a livello di rapporti interpersonali, che ho avuto in questi anni con tutti i miei ragazzi a cui ho voluto e voglio veramente bene».
 
Tiriamo le somme della sua esperienza con il biennio alla guida della juniores della Polisportiva Monti Cimini. Cosa ne viene fuori?
«Cominciamo con il dire che a Vignanello ormai mi sento veramente a casa mia. In questi due anni ho instaurato con tutti, nessuno escluso, un rapporto di estrema e proficua collaborazione e anche, perché no, in molti casi di amicizia vera. Dal punto di vista tecnico, l’anno scorso è stata una stagione importante, con una fase iniziale in cui si poteva forse fare ancora di più ma con una seconda parte di stagione di livello che ci ha consentito di ottenere una salvezza molto tranquilla con un ottimo sesto posto finale».
 
Ordinaria amministrazione, dunque…
«No, devo dire che al mio arrivo avevo notato sinceramente un po’ di diffidenza, soprattutto in considerazione del fatto che arrivavo da Viterbo con un bel gruppetto di giocatori al seguito. Ricordo ancora le facce giustamente perplesse di tutti i ragazzi del posto, Costanzi e Annesi fra tutti. Ancora oggi ne parliamo e ci facciamo due belle risate su. Perché poi, al di là dei primissimi giorni, il meraviglioso rapporto che ho instaurato con tutti è di quelli che sinceramente vanno oltre il calcio. Loro hanno presto capito che li rispettavo e che non avevo preferenze né preclusioni di alcun tipo. E da lì è stato veramente fantastico, con un senso e un’unità di gruppo che difficilmente sarà eguagliabile».
 
Cosa si aspetta da tecnico all’esordio con una prima squadra?
«L’esperienza mi affascina. Tutti mi dicono che sarà difficile in confronto con i grandi ma, se devo dire la verità, la cosa non mi spaventa, anzi. Non vedo l’ora di conoscere i ragazzi e provare a creare con loro il giusto feeling. E’ chiaro che il mio ruolo non sarà, come è giusto che sia, in primissima linea ma, compatibilmente con le opportunità che mi darà Marco Scorsini, cercherò di mettere sul campo tutto l’impegno possibile per contribuire in modo concreto alla causa».
 
Marco Scorsini, allenatore della Polisportiva Monti Cimini, non parla di vice allenatore né di allenatore in seconda, ma di “primo collaboratore”. Quale sarà il suo ruolo nel contesto della prima squadra?
«Si, ho già avuto modo di confrontarmi con Marco e questo è effettivamente il messaggio che mi ha trasmesso. Lui crede nel lavoro di squadra e in questo senso siamo tutti li per remare nella medesima direzione al fine di raggiungere i risultati prefissati. Dal punto di vista tecnico-tattico, beh, che dire, lo sanno tutti. Scorsini è un allenatore di primissima fascia, Uefa A e con tantissimi anni di esperienza in queste categorie. E, al di là di tutto il resto, il solo fatto di avere la fortuna di poter lavorare al suo fianco è, oltre che un’opportunità per me, se possibile, anche un ulteriore incentivo a dare il massimo».
 

06/07/2019