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Andrea Di Sorte (Anci) chiama all’appello 30 sindaci della Tuscia.

“Partecipate alla grande mobilitazione per salvare i piccoli Comuni”.

Andrea Di Sorte (Anci) chiama all’appello 30 sindaci della Tuscia.

“Una grande mobilitazione nazionale. Un solo coro, forte e trasversale, deve gridare nella stessa direzione. L’ Anci, Associazione dei Comuni italiani, vuole denunciare la grave situazione in atto da parte del Governo. Un’azione a discapito dei piccoli Comuni. Per questo, in quanto figlio di questa terra e assessore al Comune di Bolsena, voglio invitare tutti gli amministratori dei piccoli Comuni della Tuscia, al di sotto dei 1.500 abitanti, a partecipare alla manifestazione di mercoledì 21 novembre a Milano”.

Ad affermarlo, Andrea Di Sorte (vice coordinatore nazionale Consulta Piccoli Comuni). Un appello accorato a tutti gli amministratori delle piccole realtà della provincia di Viterbo: Arlena di Castro, Barbarano Romano, Bassano in Teverina, Bomarzo, Calcata, Capodimonte, Carbognano, Castel Sant’Elia, Castiglione in Teverina, Celleno, Cellere, Civitella D’Agliano, Faleria, Farnese, Gallese, Gradoli, Graffignano, Ischia di Castro, Latera, Lubriano, Monte Romano, Monterosi, Onano, Piansano, Proceno, San Lorenzo Nuovo, Tessennano, Vallerano, Vejano e Villa San Giovanni In Tuscia.

Chiamati all’appello 30 sindaci.

“Sia chiaro, è importante sottolinearlo, non siamo contrari – spiega Andrea Di Sorte – all’ingresso nel patto di stabilità; ma chiederemo al Governo che l’ingresso da parte di tutti i Comuni che non superano i 5.000 abitanti comporti l’esclusione delle spese per investimento. Il motivo è semplice: i piccoli Comuni non possono godere di flussi di cassa regolari e questo comporterebbe, ancora una volta, una penalizzazione con il rischio di dover rifiutare finanziamenti per non poter spendere”.

Non solo. “Chiediamo inoltre – prosegue Di Sorte - di posticipare di un anno, al 2014, l’ingresso nel patto, per dare possibilità ai Comuni di concludere, nel migliore dei modi, la riorganizzazione istituzionale con le gestioni associate; una delle riforme più rilevanti dal 2000 ad oggi. Un percorso di riforma, che vedrà associare tra i Comuni 9 funzioni fondamentali, ha bisogno di essere accompagnato in maniera adeguata. Evitiamo ulteriori complessità a un percorso già ostico di per sé”.

Una mobilitazione giustificata da due ragioni: da un lato, la contrarietà alle modalità e ai tempi del patto di stabilità; dall’altro, i tagli scellerati. “L’ultimo taglio della spending review, ad esempio, è estremamente penalizzante per i piccoli Comuni – conclude Di Sorte – che a differenza dei medio-grandi non potranno godere del beneficio di poter utilizzare il taglio per abbattimento debito (estinzione dei mutui, ad esempio) ma subiranno un taglio lineare netto. E’ una follia. Chi ha scritto questo decreto vuole farci chiudere. Può essere una soluzione, ma il Governo deve essere chiaro”.

 

13/11/2012