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Mariola Michita diventa la teste chiave. Ascoltati i primi testimoni

Processo in Corte d’Assise per l'omicidio di Civita Castellana che vede già condannata in rito abbreviato a 18 anni di carcere la polacca Mariola Michta e imputato Giorgio De Vito. Si tratta di un passaggio difficile del processo, in seguito al colpo di scena dato dall'acquisizione del certificato medico della Michta; questo referto medico risale alle 13:30 del 3 febbraio 2010, una o due ore prima del delitto di Marcella Rizzello. Come è possibile che la maggiore accusatrice di De Vito si trovava al Cto della Garbatella e solo poco prima sul luogo del delitto? E nel caso non fosse stata presente all'omicidio, come ha potuto ricostruire così fedelmente i fatti, nei suoi più dettagliati particolari? Questi gli interrogativi che si sono posti anche il pubblico ministero Renzo Petroselli, gli avvocati di parte civile Fabrizio Ballarini e Stefania Sensini ma soprattutto l'avvocato difensore. Enrico Valentini, per vederci più chiaro ha richiesto e ottenuto l'acquisizione sia del suddetto certificato medico, sia dei tabulati telefonici a nome del suo assistito De Vito e della Michta. La Corte ha ascoltato alcuni testimoni. Il primo a parlare è stato Fortunato Casile, maresciallo della seconda sezione del nucleo investigativo di Viterbo. Casile ha partecipato al primo sopralluogo del 3 febbraio, all'accesso con il Ris del 5 febbraio, ai rilievi fotografici del 17 febbraio, all'ispezione con i cani dell'Arma del 3 marzo e all'accesso per dissequestro degli oggetti dell' 8 marzo. Il maresciallo era presente al rinvenimento delle impronte biologiche sulla scena del delitto e fu incaricato di prelevare un tampone salivare di De Vito.
Il secondo teste è stato Daniele Tramontana, dello stesso nucleo investigativo di Casile. Il maresciallo si è occupato dell'ascolto dei testimoni, e della perquisizione ad Aprilia presso la madre adottiva di De Vito, occasione nella quale è stata ritrovata la macchinetta fotografica che era stata rubata a casa Rizzello il giorno del delitto. Macchinetta riconosciuta per medesimo modello e numero di matricola segnati sulla scatola, rimasta nell'abitazione di Marcella Rizzello. Di seguito la corte ha ascoltato il maresciallo Camillo Mingione del comando provinciale; che oltre all'operazione di prelievo di tamponi digitali e salivari era impegnato nell'indagine sul riconoscimento di un presunto gemello dell'imputato. Il teste descrive come le impronte siano state rilevate con l'ausilio di un luminol. Il quarto teste è stato il brigadiere Federico Venanzoni presente sia al primo sopralluogo, sia ai vari ingressi dei Ris, e impegnato nella documentazione a Napoli che ha portato a scoprire la presenza di un fratello di De Vito, e non di un gemello. Poi l'ascolto di Giuseppe Delfinis, effettivo della scientifica telematica che ha dichiarato circa il suo compito di trasporre il contenuto digitale in supporto ottico della panasonic ritrovata in casa della madre di De Vto. Roberto Gennari, dell'istituto investigativo di Velletri, è stato il sesto teste. Si è interessato alla sezione impronte e ha parlato dei reagenti chimici utilizzati per il ritrovamento di tracce biologiche. Molto esaustivo è stato il maresciallo della sezione impronte Ris di Roma, Flavio Baratta, avendo come supporto alla sua testimonianza una presentazione powerpoint. Avvalendosi della documentazione fotografica il settimo teste ha fatto un riepilogo sulle prove ritrovate sulla scena del delitto. 9 orme da calzatura rinvenute sul pavimento grazie al reagente neroamido, utili al confronto e tutte della stessa dimensione e modello, riconducibili ad una misura che va dal 42 al 44, ma non ancora identificate; ma ancora più rilevanti, le tracce che sono state ricondotte solamente a tre persone, ovvero a De Vito, alla deceduta Marcella Rizzello e al suo compagno costituitosi parte civile Vincenti Francesco. L'ultimo teste, ascoltato nel pomeriggio, è stato il maggiore Andrea Berti, il responsabile della sezione biologica e occupato soprattutto nelle indagini sul dna. É interessante il risultato dei reperti: alcune tracce ematiche riscontrano una completa identità con il prelievo salivare di De Vito, altre con il profilo genetico della Rizzello; mentre alcune risultano essere una traccia mista, ovvero frutto della coopresenza di più dna, che non è ancora possibile attribuire a qualcuno.
Ascoltati questi otto testi, la Corte ammette la produzione sia del certificato medico di Mariola Michta, sia dei tabulati telefonici che vanno dal primo al quattro febbraio 2010 degli utenti De Vito e Michta, richieste dall'avvocato difensore Valentini. Ancora si indaga dunque sulla presunta assenza sulla scena del crimine della polacca Michta e sulla presenza di un'altra ipotetica terza persona; ma questo sarà oggetto di discussione il 14 ottobre. Quel giorno verranno ascoltati altri importanti testi: il Ris assente oggi, Luigi Saravo; le quattro parti offese; Angelo Greco, amico e probabile accompagnatore di Michta in occasione della visita medica e la stessa Mariola Henryca Michta. Forse chiarirà una volta per tutte, cosa ha fatto quella mattina del 3 febbraio 2010.
08/10/2011

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