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Faleria, l'artista Luigi Moriggi espone i suoi Astratti Furori a Roma

La nuova esposizione dell'artista sarà inaugurata presso lo Spazio Azimut, a Roma in via Flaminia 133, giovedì 19 aprile alle 18 per poi proseguire fino al 4 maggio.  

Faleria, l'artista Luigi Moriggi espone i suoi Astratti Furori a Roma

Luigi Moriggi, nato a Faleria e sempre vissuto nel paese viterbese, propone la sua nuova esposizione, che ripercorre oltre 40 anni di carriera.

Il pittore rappresenta la corrente più d'avanguardia ed innovativa dell'astrattismo della provincia, si è formato negli anni '70 presso il Maestro Pericle Fazzini, anche collaborando alla monumentale opera di quest'ultimo esposta nell'Aula Paolo VI in Vaticano.

Numerose esposizioni - oltre 40 in carriera - hanno segnato anche il panorama artistico della provincia, come negli anni '90, con la mostra a Palazzo degli Alessandri in Viterbo, a Tuscania, Bolsena e diverse a Faleria, suo paese natale, affiancate a moltissime altre sul territorio nazionale ed anche all'estero.

La nuova esposizione dell'artista sarà inaugurata presso lo Spazio Azimut, in Roma, Via Flaminia 133, giovedì 19 aprile alle ore 18.00, per poi proseguire fino al 4 maggio; una dichiarazione dell'artista ripercorre brevemente le principali peculiarità delle sue opere: "ci sono tutti gli elementi per essere sicuri che l'ultima fase della mia arte si sia ormai cristallizzata in un nuovo inizio, che è recupero - ma non sterile citazione - di una pittura che prova ad abbracciare di nuovo la complessità, l'irregolarità, il caos, la dinamica del colore.

Un'arte che lotta per sciogliersi dai vincoli di quelle stesse geometrie che l'hanno in passato fondata e sorretta e che ho profondamente amato, ma che ora sento di superare.

Una pittura in gran parte di nuovo libera, istintiva ed esplosiva, ma con anche - in più - la maturità di aver attraversato così articolate fasi diverse ora, forse per la prima volta, convergenti.

Un percorso di un'intera vita artistica solo apparentemente sfilacciato, adesso tendente ad una concordanza imprevista: tornano le carte strappate, l'intuizione del gesto, la violenza dell'impatto visivo; ma emerge nuovamente anche la riaggregazione di quelle stesse carte attraverso un ordine compositivo inedito, che ricostruisce la struttura del quadro.

Improbabile che sia una scelta definitiva, verosimile una nuova evoluzione che già in parte si intuisce: verso una visione più lineare e strutturata, che spesso affonda le proprie radici in una sovrapposizione di piani fatti non solo di colore e pennellate, ma anche di concreta e fisica stratificazione di pittura, frammenti di immagini e rielaborazione concettuale di tutto quanto, sulla tela, trova la propria funzione compositiva".

 

 

16/04/2018