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Civita Castellana , Angelo Conti candidato LeU alla Regione Lazio: Ceramica civitonica: meglio riconvertire o impedire alle aziende la delocalizzazione?

Riceviamo e pubblichiamo:

Civita Castellana , Angelo Conti candidato LeU alla Regione Lazio: Ceramica civitonica: meglio riconvertire o impedire alle aziende la delocalizzazione?

È notizia di qualche giorno fa, l’avvenuto salvataggio dell’azienda Ideal Standard, leader nella produzione di sanitari. L’azienda belga, con sede nel frusinate, era intenzionata chiudere, ma il pronto intervento di un fondo di investimento italiano e inglese ha sventato la catastrofe. Il progetto sposato sarà quello di terminare la produzione di sanitari, come era ormai da più di cinquant’anni, e dedicarsi ai sampietrini fatti in gres porcellanato. Il materiale è molto più resistente della normale pietra, quindi più adatto agli sbalzi termici.

 

Poiché in Italia, al momento, non esiste una produzione di questi sampietrini,  i lavoratori  licenziati a San Valentino, dovrebbero essere riassunti nell’arco di due ani. Questo tipo di riconversione potrebbe salvare anche la produzione civitonica? Penso sia ottimo intervenire con delle azioni coordinate tra Mise e Regione Lazio,  per la salvaguardia dei posti di lavoro, ma attenzione al perché le aziende chiudono  e  alla peculiarità territoriali.

 

Il fatturato della ceramica civitonica costituisce il 3% del prodotto interno lordo nazionale e l’esportazione, di prodotti di alta qualità, risulta in crescita. Quindi non è tanto il fatto di trasformare la produzione perché non ci sia più domanda, quanto il fatto di fermare la fuga verso paesi dove si  pagano meno gli operai, in nome della flessibilità. Il problema, secondo il mio punto di vista, riguarda soprattutto il fatto che le aziende, anche se con fatturato in attivo, tendono a chiudere per poter delocalizzare la produzione. Inoltre, la nostra produzione mono settoriale è legata un sistema di micro imprese che producono componentistica (rubinetteria , arredo bagno etc..) quindi attenzione  a sottovalutare l'indotto. Più di  riconversione parlerei di diversificazione degli investimenti.

 

Bisognerebbe disincentivare le aziende a  delocalizzare per produrre dove il lavoro costa ancora di meno. L’unica riconversione che appoggio è quella ecologica a emissioni zero in modo da promuovere un’economia circolare, che ci porti ad una riduzione dei consumi e in particolare di quelli energetici.

 

Angelo Conti

Liberi e Uguali

 

Candidato Regione Lazio

 

15/02/2018