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Ceramica, distretto sull’orlo del ko La produzione è in caduta libera Civita Castellana, a mettere paura è la concorrenza cinese e turca. Report 2011 di Confindustira

VITERBO - Il mercato italiano della ceramica sanitaria è sull’orlo del ko. Lo dice il report 2011 di Confindustria Ceramica reso noto nel corso dell’ultima assemblea che si è tenuta a Modena. I dati sono da bollino rossoanche per l’occupazione, in continua diminuzione. Insomma, per il settore economico più importante della Tuscia lo stato di crisi persiste. Le 41 aziende produttrici di ceramica (-2 unità rispetto al 2010), del distretto di Civita Castellana occupano 4.196 dipendenti (-4,16%); hanno prodotto 4,60 milioni di pezzi (-5,61%) e venduto 4,48 milioni di pezzi (-4,47%). Alla grande difficoltà sul mercato italiano (-12,29%) che ha assorbito lo scorso anno 2,24 milioni di pezzi, fa riscontro un’espansione dell’export del +4,84% tale da suddividere i mercati di sbocco Italia - estero al 50%.  

Ceramica, distretto sull’orlo del ko La produzione è in caduta libera Civita Castellana, a mettere paura è la concorrenza cinese e turca. Report 2011 di Confindustira

Il fatturato è stato di 378,2 milioni di euro (-3,31%), derivanti da 159,7 (-11,92%) da vendite sul mercato nazionale e da 218,5 (+4,13%) dalle esportazioni, la cui quota in valore sul fatturato ha raggiunto il 57,8 per cento.
«I dati del 2011 - fa notare Augusto Ciarocchi amministratore delegato della Ceramica Flaminia - sono esplicativi di una contrazione sostanziosa del mercato della ceramica italiana. Tutti i valori risultano ridimensionati rispetto all’anno precedente che già sconta un forte arretramento rispetto alle posizioni pre-crisi. La dèbacle del mercato interno è stata solo parzialmente attenuata dalle vendite all’estero».
L’imprenditore civitonico ha puntato i riflettori sulla concorrenza estera: «Le importazioni - ha detto - di prodotti a basso prezzo da paesi, come Cina e Turchia, sono aumentate di circa l’8% rispetto al 2010 e favorite anche dalle stesse aziende produttrici italiane che importano prodotti finiti dagli altri Paesi».

Rispunta la proposta del marchio del distretto per salvaguardare il made in Civita. «Se vogliamo difenderci dagli attacchi indiscriminati dalla concorrenza estera - ha detto Gianni Calisti della Scarabeo - è necessario rilanciare il marchio locale per valorizzare la qualità dei prodotti realizzati nel distretto di Civita».

A risentirne è anche l’indotto. «La conseguenza - ha detto Francesco Urbanetti artigiano - è quella che anche il nostro settore sta perdendo forti quote di mercato e pertanto continua l’impoverimento delle piccole aziende. Il Governo deve sostenere la ceramica».

Preoccupati i sindacati. «I dati confermano i nostri timori - precisa Francesco Pantaleo, segretario provinciale della Fialc Cisal- e anche il futuro non è certo roseo visto che si continuano a firmare accordi di cassa integrazione».

11/06/2012